Il successo di Mina e il buon esempio per manager e imprenditrici
“Una stanza tutta per sé”, avrebbe voluto avere anche Mina, mentre da ragazza di Cremona, piena provincia della “bassa”, cominciava a costruire il suo originale cammino da grande cantante. Una stanza come quella desiderata da Virginia Woolf, per sottrarsi ai clamori e ai fastidi della famiglia e del paese, delle faticose relazioni sociali e del mondo e fare i conti con i propri sentimenti, le malinconie e i desideri e, in pace, scriverne. Il richiamo a Mina e alla Woolf sta nelle prime pagine di un libro quanto mai interessante, “Mina. La formula di un successo italiano”, scritto da Pierangelo Soldavini, Frank Pagano e Marco Di Dio Roccazzella, edito da “Il Sole24Ore” e in giro, in questi giorni, in alcuni dei festival estivi di libri che meritoriamente occupano i pomeriggi e le sere di città e paesi turistici (Salerno Letteratura, tanto per fare solo un esempio, con il sostegno della Confindustria locale: l’impresa non è forse sempre più un attore culturale?).
Mina, ovvero la voce adatta alla musica in tutte le sue forme: da “Lo stupore della notte spalancata sul mare/ ci sorprese che eravamo sconosciuti, io e te…”, parole di Maurizio Costanzo, musica di Ennio Morricone alla Fuga in Do minore di Bach eseguita insieme al flauto di Severino Gazzelloni, dalla bossa nova importata in Italia alle straordinarie esecuzioni delle canzoni di Battisti e Paoli. “La più grande cantante bianca del mondo”, secondo Louis Armstrong, maestro di jazz. Mina, la costruzione di una vera e propria marca. Mina, la protagonista della Tv di qualità. E Mina, la capacità di sorprendere tutti con l’uscita di scena proprio all’apice del successo, con un ritiro nel privato di una casa in Svizzera e il tempo........
