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Welfare aziendale, le nuove frontiere: ovociti congelati e test di fertilità

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18.03.2026

Compiuto il primo passo per inserire nel welfare aziendale il social freezing, vale a dire il congelamento degli ovociti per motivi diversi da quelli di salute e finalizzato alla maternità ritardata.

Tre società venete hanno aderito a un’iniziativa di presentazione del servizio, con la possibilità per le proprie dipendenti di sottoporsi a un test sulla valutazione della fertilità. Quello che in altri Paesi, Stati Uniti in particolare, è un fenomeno affermato, sta dunque conquistando terreno anche in Italia.

E se qualche mese fa era stato il Gruppo Otb, la holding di Renzo Rosso, ad annunciare l’inserimento del social freezing nel welfare, altre realtà venete hanno ora compiuto il primo passo in questa direzione. Si tratta delle padovane Azzurro Digitale e Avm del Gruppo Zucchetti e della trevigiana Palazzina Creativa.

La crioconservazione nei centri sanitari privati veneti è cresciuta anche del 50%. Le giovani si riservano la possibilità di diventare mamme più tardi. Costa 3 mila euro. Tomei, Centro di Medicina: «Sta succedendo in un contesto di denatalità»

Nelle scorse settimane le dipendenti hanno incontrato gli specialisti portati dalla start up tutta al femminile MeggyCare che si occupa di fare informazione e offrire servizi in tale ambito. «Sono stati eventi di divulgazione all’interno delle aziende», spiega Fanny Nardi che guida la start up insieme a Laura Ranzato e a Francesca Bosio, «Abbiamo affrontato gli argomenti che vanno dalla fertilità femminile agli strumenti a disposizione per preservarla, a cominciare appunto dal social freezing. In questo modo le aziende creano consapevolezza».

Si tratta, precisano alla MeggyCare, di eventi con specialisti; c’è inoltre la possibilità per le donne di fare il test Amh dell’ormone antimulleriano. «In questo modo», prosegue Nardi, «è possibile una valutazione della fertilità che permette di capire a che punto è la salute riproduttiva della donna e qual è la riserva ovarica. Il numero di ovuli va infatti a calare fino alla menopausa. E dunque attraverso questo test fatto con cliniche partner, diciamo alle interessate a che punto sono».

Il test si basa su un prelievo di sangue: le donne che decidono di sottoporsi ricevono la risposta a stretto giro e possono decidere di consultare o meno un medico specialista, anch’esso presente all’evento. Questo il percorso intrapreso all’interno delle aziende venete che hanno visto un’alta adesione delle proprie dipendenti. Si tratta, per il momento, di un passaggio fondamentalmente informativo, un’occasione offerta dalla società alle proprie lavoratrici per capire meglio cos’è il social freezing e le possibilità che esso apre.

Il congelamento di ovociti per motivi non di salute viene fatto in Veneto solo in cliniche private ed è a pagamento. Il costo parte da un minimo di 3 mila euro, ma è generalmente più alto. Ecco perché il social freezing è stato individuato come una possibile opportunità offerta dalle aziende alle proprie lavoratrici. Quel che è certo è che l’informazione in materia è ad oggi ancora molto limitata.

La procedura, rivolta principalmente a donne tra i 35 e i 40 anni, costa circa 3.500 euro e non è rimborsata dal Ssn. 

«La nostra è prima di tutto una missione sociale che è quella di portare informazione su questo tema», ha spiegato Lara Ranzato facendo riferimento alla fondazione della start up. Un sondaggio fatto in passato tra 930 studentesse dell’Università di Padova ha certificato la situazione di scarsa informazione, mettendo in evidenza come appena il 34% avesse sentito parlare della crioconservazione per ragioni non mediche. —


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