Pedrocchi: dalle foto sui leoni al caffè al banco. Ecco i vostri ricordi
A Padova dici Pedrocchi e dici quasi tutto. Un ricordo a cavalcioni su quei leoni così sornioni e grandissimi, da bambini. Le foto a decine, a Carnevale, quando la piazzetta si riempiva di coriandoli. Il cappuccino e la cioccolata con la nonna.
Ma anche le gite con la scuola, alla scoperta di quello strano “caffè senza porte” che a un certo punto capisci perché si dice così. E si scopre che il Pedrocchi ha fatto la storia della città.
Poi, crescendo, l’Università, le feste di laurea. Ma portava sfortuna o no entrarci prima di essersi laureati? Ci si chiedeva da studenti.
Il nostro giornale ha preso a cuore le sorti del Caffè più storico e più imponente della città.
C’è un motivo morale, ma non solo. Da sempre il Pedrocchi ha accompagnato le passeggiate sul Listòn di migliaia di padovani. Noi vi abbiamo chiesto di lasciarci un ricordo, un aneddoto che leghi i vostri ricordi al Pedrocchi.
Ci avete risposto in tantissimi. Da Padovani, da turisti. Ecco cosa ci avete raccontato:
«L'emozione di raccontare a mia moglie la storia del "buco" incorniciato nella Sala bianca e che molti padovani tuttora, ignorano», ci ha scritto Silvano.
Poi le parole di Francesco Gnesotto, ex prorettore dell’Università di Padova: «Ricordo solo che il mio prozio Tullio, professore di Fisica all'Università, era un frequentatore abituale circa un secolo fa, non solo per prendere un buon caffè in ottima compagnia ma anche perché il Pedrocchi era il centro motore di iniziative culturali vivacissime».
«Ricordo ancora quando osservavo i ragazzi entrare timidamente nella Sala Verde: niente monete in tasca, ma una quantità imbarazzante di idee. Si........
