La morte di El Mencho e il ruolo degli Stati Uniti: cosa succederà in Messico, ora?
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La morte di El Mencho e il ruolo degli Stati Uniti: cosa succederà in Messico, ora?
La fine del leader potrebbe portare alla frammentazione del suo gruppo, scatenando ulteriore violenza. E gli Stati Uniti hanno fornito informazioni di intelligence per arrivare all'uccisione del narcotrafficante
Quattro punti sull'uccisione de El Mencho, capo del Cartello di Jalisco-Nueva Generacion.
1. La «decapitazione» di un network criminale è un risultato importante e lo è ancora di più in questo caso. Tuttavia, è possibile che la fine del leader porti ad una frammentazione del suo gruppo con ulteriore violenza. Lo racconta la storia messicana recente.
2. Il cartello di Jalisco è il più militarizzato, ha un buon arsenale di armi, è stato spesso protagonista di imboscate nei confronti delle forze di sicurezza. In passato ha anche abbattuto un elicottero. Dispone di droni e sistemi per neutralizzarli, razzi antitank, mitragliatrici e veicoli blindati «fatti in casa».
3. I blocchi e gli assalti nelle zone urbane da parte dei narcos dopo la cattura o morte di un loro padrino sono una tattica costante, studiata e attuata in modo ricorrente. È un segno di sfida alle autorità ma anche una dimostrazione di «potere».
4. L’agenzia Reuters ha rivelato il ruolo della Joint Task Force-Counter Cartel americana nell’uccisione del bandito. È un’unità specializzata nel tracciamento delle fazioni narcos che avrebbe iniziato la sua missione un mese fa. In realtà esiste da sempre una collaborazione nel campo dell’intelligence tra Stati Uniti e Messico: all’inizio a beneficiare dell’assistenza è stata soprattutto la Marina messicana, ritenuta più affidabile rispetto al resto degli apparati, infiltrati e afflitti dalla corruzione. Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca la cooperazione è aumentata in modo netto, anche perché il presidente aveva minacciato un intervento diretto nel Paese vicino, ipotesi che aveva innescato reazioni ferme da parte del Messico.
Nei mesi seguenti aerei spia statunitensi e droni hanno attuato missioni di ricognizione/intercettamento con voli all’esterno dei confini messicani ma è possibile che vi sia stata qualche incursione all’interno. Importante anche il supporto tecnologico nella ricerca di target abili nel sottrarsi alla caccia ed esperti nell’adozione di contromisure.
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