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Affordability, la parola che spaventa per il futuro: dalla casa ai servizi, cosa mi posso realmente permettere?

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15.12.2025

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«Affordability», la parola chiave del 2025 dagli Stati Uniti all’Europa: casa, affitti, beni essenziali e salari stagnanti alimentano il malessere della classe media

Una nuova parola sta diventando un totem nel dibattito politico e in quello economico. Come spesso accade, ha preso il centro della conversazione negli Stati Uniti e ora sta affermandosi in Europa. Affordability: è ciò che ci si può permettere, che è abbordabile, accessibile dal punto di vista del proprio reddito. Il prezzo della casa e l’affitto sono troppo alti per molte fasce di lavoratori e di studenti, non sono quindi affordable. L’inflazione dei primi Anni Venti ha fatto salire i prezzi che ora sono rimasti alti e hanno creato un gap non sempre recuperato dai salari: molti beni non sono più accessibili, abbordabili. Lo stesso vale per molti servizi, dai teatri ai viaggi agli alberghi. Niente di nuovo, si può pensare.
In realtà, la novità è che la questione è diventata un fattore centrale nella conversazione politica. Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali anche grazie a una spinta dovuta al fatto che durante l’amministrazione Biden i prezzi sono stati troppo elevati per fasce ampie di americani: si ebbe l’impressione che l’allora presidente non cogliesse il problema. Ora, il guaio lo ha di fronte Trump stesso. Il costo della vita resta alto e per la classe media ciò significa un abbassamento delle condizioni di vita. Mentre celebrava il Giorno del Ringraziamento e graziava due tacchini, ha sostenuto che «in questo Thanksgiving stiamo facendo passi incredibili per rendere l’America Affordable again».

di  Elena Tebano

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