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Quanti equivoci (e falsi problemi) sui Csm separati

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02.02.2026

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Sempre più spesso i sostenitori del No al referendum tendono a sorvolare sul principio della separazione delle carriere. Dicono: ma quella c’è già di fatto, c’è la separazione delle funzioni decisa con la legge Cartabia, si può passare solo una volta da una carriera l’altra, e lo fa solo una percentuale minima di magistrati. A prescindere dal fatto che dallo stesso fronte quella riforma fu duramente contestata al tempo, questo è comunque un passo in avanti: sulla sostanza il consenso è forse più ampio di quanto appaia. Non a caso la separazione delle carriere tra magistrati che giudicano e magistrati che accusano risulta essere nei sondaggi la più gradita tra le norme sottoposte al referendum.

Gli stessi sostenitori del No preferiscono perciò concentrare il loro fuoco polemico contro gli altri punti della riforma. Il primo: la separazione del Csm in due consigli, uno per i magistrati inquirenti, l’altro per i giudicanti, entrambi presieduti come oggi dal Capo dello Stato. In questo modo — dicono — si indebolisce il potere dell’organo. Ma se si procede alla separazione delle carriere, sembra inevitabile che esistano due consigli superiori. Altrimenti promozioni, trasferimenti e nomine di un giudice continuerebbero a essere decise anche dai procuratori, e viceversa; mantenendo così intatto il legame di carriera che c’è tra colleghi, in tutti i mestieri fatto di cordate, amicizie e correnti. Un imputato oggi sa che il suo giudice può essere legato al suo accusatore da uno........

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