Il senso politico del referendum
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Se ci si vuole astrarre per un attimo dal merito del referendum (cosa che non consigliamo affatto agli elettori, la Costituzione dice che si vota sulla proposta, non sui suoi proponenti), allora si vedrà che le conseguenze politiche possono essere molto rilevanti. La più ovvia riguarda il centrodestra. È perfino scontato segnalare che una vittoria del No rappresenterebbe il primo colpo assestato in questa legislatura all’aura di invincibilità di Giorgia Meloni. Finora l’opposizione si è sempre slogata la spalla, ogni volta che ha tentato la «spallata». Alle regionali, come al referendum di Landini contro il Jobs Act. Colpire al cuore la vice-madre di tutte le riforme (la madre è quella del premierato, ma per ora è nel congelatore) sarebbe uno sfregio per una coalizione che dopo quattro anni di governo vanta un’invidiabile stabilità e sondaggi che la danno ancora vincente alle prossime elezioni: un unicum nella storia della seconda Repubblica. Quindi, anche se il governo Meloni non cadrà, con la vittoria del No diventerà più forte chi vuole porgli fine.
Ma per il centrodestra il referendum sta segnalando un problema anche più profondo, interno alla sua base. La componente «legge e ordine», gli elettori che sostengono lo Stato in tutte le sue........
