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Alcide De Gasperi, il nemico di Mussolini che andava «tolto dalla circolazione». La trappola per arrestarlo, il processo e la fake news della «pace» con il fascismo

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22.02.2026

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Alcide De Gasperi, il nemico di Mussolini che andava «tolto dalla circolazione». La trappola per arrestarlo, il processo e la fake news della «pace» con il fascismo

C'era una volta de Gasperi - Terza puntata| La replica del politico trentino agli squadristi che volevano linciarlo: «Sono sempre stato italiano e ho l’orgoglio di essere italiano, ma è tutto il concetto dello Stato fascista che non posso accettare»

Alcide De Gasperi posa con un secondino nel cortile della Clinica Ciancarelli 1927-28 (Foto Fondazione Trentina Alcide De Gasperi); nel riquadro Mussolini

Alcide De Gasperi conobbe anche le carceri fasciste. Fu arrestato l’11 marzo del 1927, mentre insieme alla moglie Francesca era su un treno che lo portava da Roma a Trieste. Avevano deciso di lasciare la capitale, lui era ormai costretto a nascondere la propria identità e andava in giro sotto falso nome per sfuggire ai fascisti. Era deputato al Parlamento italiano da sei anni, iscritto al Partito Popolare italiano nel 1919 dopo l'annessione all’Italia del Trentino. Ma la vita era diventata troppo pericolosa per un uomo ormai noto come antifascista: «Togliere dalla circolazione quelle perenni offese al sentimento nazionale che si chiamano Albertini, Amendola, Sturzo, De Gasperi, Turati»: così aveva scritto il foglio mussoliniano «L’Impero». Dell’elenco, era rimasto libero solo lui.  

Caccia agli oppositori

Alla stazione di Firenze salgono sulla sua vettura degli agenti, probabilmente informati da una spiata che si trovava su quel treno. Viene tratto in arresto insieme alla moglie, e con lei condotto a Regina Coeli, dove la moglie resterà 11 giorni condividendo la cella con altre detenute accusate di omicidio e di prostituzione. De Gasperi vi passerà invece tre mesi in attesa del processo e due anni dopo la condanna. Siccome il regime cercava di dare una patina di legalità alla persecuzione degli oppositori, si inventò che l’imputato stesse tentando «l’espatrio clandestino» utilizzando documenti falsi. In primo grado venne condannato a quattro anni di reclusione e 20.000 lire di multa. In appello la pena fu ridotta a due anni e sei mesi perché cadde l’accusa di «falso». 

Ma il vero processo a De Gasperi si era tenuto qualche mese prima, quando scattò la vendetta di Mussolini contro i suoi oppositori subito dopo l’attentato di Bologna, alla fine dell’ottobre del ‘26. De Gasperi era ormai ex segretario del Partito Popolare, costretto a lasciare il suo incarico pochi mesi prima. Si era ritirato a Borgo Valsugana, nella casa della famiglia di Francesca. Seguendo un classico copione dello squadrismo, le camicie nere lo raggiunsero nel suo paese e lo stanarono. Un delegato di pubblica sicurezza e un tenente dei carabinieri si recarono a casa dell’onorevole per convincerlo a partire subito, insieme al fratello Augusto che si trovava con lui, dicendosi altrimenti impotenti a proteggerlo. Offrirono perciò un’automobile con la scorta di un brigadiere. «Vi assumete una responsabilità assai grave», dice De Gasperi al tenente. Sa bene che si sta ripetendo il copione dell’agguato a Giovanni Amendola, rapito dai fascisti in quell’identico modo e poi percosso selvaggiamente da decine di squadristi. Ma sa che non può rifiutarsi. Sale con il fratello su quell’auto. A Bassano del Grappa l'autista e i carabinieri scendono, sostituiti dai miliziani fascisti. Lo portano a Vicenza, viene condotto in una grande sala e messo a sedere al centro di un ovale, circondato da 12 camicie nere. Comincia il processo politico organizzato contro di lui. 

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Gli chiedono innanzitutto se si sente italiano. Lui risponde: «Sono sempre stato italiano e ho l’orgoglio di essere italiano». Gli chiedono che cosa non gli stia bene del fascismo. Lui risponde: «È tutto il concetto dello Stato fascista che non posso accettare. Vi sono dei diritti naturali che lo Stato non può conculcare. Non posso accettare l’accentramento eccessivo, l’attuale disciplinamento, come lo chiamano adesso, delle libertà». Con un misto di fermezza morale e di rispetto per l’autorità dello Stato, De Gasperi dà una grande prova di dignità e pacatezza. Non ne sarebbe uscito vivo, se non fosse stato per l’aiuto di un deputato fascista presente, Luciano Marzotto, che lo conosceva e che aveva fatto allontanare i più esagitati tra i suoi camerati. 

Il giorno dopo i fascisti fanno uscire sui giornali la storia che De Gasperi si è ravveduto e riconciliato con il fascismo e con Mussolini. Lui manda una lettera per smentire, ma nessuno gliela pubblica. Da quel momento è un uomo in fuga. Fino all’arresto. De Gasperi fu il primo e unico dirigente dei Popolari ad essere arrestato da Mussolini. L’uomo che fu incarcerato dal fascismo perché antifascista, dopo la guerra cacciò i comunisti dal governo perché anticomunista.

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