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Jas Gawronski: «Dissi a Wojtyla che mi pareva un po' comunista. Trump? Un matto totale, non credo che finirà il mandato»

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26.01.2026

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Il giornalista, 90 anni il 7 febbraio: «Mia madre visse fino a 105 anni, suo fratello morì a 24: ora è santo. Subii il fascino di Fidel Castro»

Jas Gawronski, 90 anni il prossimo 7 febbraio (Foto Franco Origlia/Getty Images)

Jas Gawronski, qual è il suo primo ricordo?
«Ho ricordi sia culinari sia erotici».

Cominciamo da quelli culinari.
«A novant’anni continuo a mangiare 50 grammi di burro al giorno, perché da piccolo avevo visto le donne di casa che versavano il latte in un contenitore di legno, lo rimescolavano con un cucchiaio, e dopo due ore veniva fuori il burro. Rimasi impressionato da quel prodigio, da quella bontà. E poi ricordo mio padre».

Jan Gawronski, diplomatico polacco.
«Mio padre parlava latino e greco come io parlo inglese. Era molto colto e un po’ esibizionista. Aveva sempre un barattolo di miele assalito dalle formiche, e lui senza scomporsi prendeva questo impasto di miele e formiche, un po’ giallo e un po’ nero, lo spalmava sul pane e se lo mangiava, anche per impressionare la famiglia, in particolare noi bambini».

E i ricordi erotici?
«Mi dava ripetizione la moglie di un impiegato comunale di Pollone, che aveva una caratteristica: due tette enormi, che le arrivavano alla vita. Quando ci sedevamo a un tavolino per le interrogazioni, prendeva le tette con le due mani e le appoggiava sul tavolo».

Una scena felliniana. Lei quanti anni aveva?
«Sette o otto. Mi trovavo di fronte il suo volto, con cui dovevo interloquire, ma ero molto attratto da queste cose gigantesche... Fu il mio primo turbamento sessuale».

Lei è nipote di Alfredo Frassati, leggendario editore e direttore della Stampa.
«Il nonno non voleva assolutamente che diventassi giornalista, insisteva perché facessi il diplomatico. Diceva che il giornalismo era una cosa seria quando lui faceva La Stampa, ma poi non lo è stato più. E il nonno era l’autorità di famiglia. Così, quando cominciai a scrivere per “Il nostro tempo”, il giornale della Curia di Torino, firmai con uno pseudonimo: Giovanni Frassati».

Sua madre, Luciana Frassati, è vissuta 105 anni. Suo zio, san Piergiorgio Frassati, appena 24.
«Contrasse la poliomelite nelle case dei poveri che assisteva. Una forma fulminante: la domenica stava benissimo, una settimana dopo era morto. Tentarono di fare arrivare un farmaco da Parigi, ma non fecero in tempo. Al funerale c’erano tremila persone: erano quelli che aveva aiutato nella sua vita. Nessuno se l’aspettava. In famiglia si è sempre parlato molto di lui, ma è popolare anche al di fuori dell’Italia. Ricordo un giorno ad Haiti, l’isola più povera dei Caraibi. Nel piccolissimo aeroporto c’era un sala Vip, dove vidi un prete enorme, nero come il carbone. Cominciammo a parlare. L’aereo tardava, non sapevo più cosa dire, e mi dichiarai: sono nipote di Piergiorgio Frassati. Il prete, che era poi l’arcivescovo di Haiti, impazzì, mi abbracciò, mi sollevò. Scoprii che pure nei Caraibi mio zio era molto venerato».

E sua mamma?
«Una persona fantastica. Frequentava Mussolini, pur essendo strenuamente antifascista, per convincerlo a non entrare in guerra al fianco di Hitler, gli chiese aiuto per liberare intellettuali polacchi arrestati dai tedeschi. Una donna eroica, portava soldi dal governo polacco in esilio a Londra alla Resistenza di Varsavia».

Come si erano conosciuti i suoi genitori?
«A Berlino, nel 1925. Il nonno era diventato ambasciatore in Germania, al tempo della Repubblica di Weimar; mio padre era un giovane funzionario dell’ambasciata polacca».

Lei pensa e sogna in italiano o in polacco?
«Sogno poco, e mi dispiace, perché è un’altra vita che si aggiunge a quella normale. Penso in polacco quando leggo i russi, Tolstoj e Dostoevskij, perché il russo e il polacco sono molto simili».

È vero che quando conobbe Agnelli alla Leopolda lui tentò di sedurre la sua fidanzata?
«È vero. Lo conoscevo già. Arrivai alla Leopolda, la sua meravigliosa villa in Costa Azzurra, con la mia amica, ma dovetti andare a Montecarlo, a mezz’ora di........

© Corriere della Sera