Canzanella, il creatore dei sogni di stoffa: vestì Callas, Sophia e Cardinale: suo l'abito del ballo de «Il Gattopardo»
Fondatore della più importante sartoria cine-teatrale del Sud, il Cavaliere Vincenzo è scomparso a Napoli a 88. Omaggio del San Carlo e degli artisti
Claudia Cardinale con l'abito realizzato da Canzanella ne «Il Gattopardo» di Luchino Visconti
Se n’è andato il creatore di sogni fatti di stoffa. Vincenzo Canzanella è morto lunedì a Napoli, a 88 anni, dopo aver dedicato tutta la vita ai costumi teatrali e cinematografici. Martedì il solenne omaggio nella chiesa di San Ferdinando detta degli artisti. Porta la sua firma forse il più iconico degli abiti della storia del cinema italiano, quella nuvola bianca di organza e merletti che fa volare Claudia Cardinale tra le braccia di Burt Lancaster ne Il Gattopardo di Luchino Visconti. Mani grandi del saper fare e voce sottile, Canzanella ha realizzato le visioni di costumisti e registi vestendo le grandi dive da Maria Callas a Sophia Loren, dalla Audrey Hepburn di Vacanze Romane a Luisa Conte per citarne solo alcune.
Nel 1954, Vincenzo - che nel 2024 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha insignito dell’onorificenza di Cavaliere - frequentava l’Istituto d’Arte, ma c’era poco da studiare con il padre morto all’improvviso e la famiglia da aiutare. Così rispose a un annuncio di lavoro e iniziò a collaborare con la sartoria di Maria Consiglio Picone, punto di riferimento dell’aristocrazia e jet-set internazionale. Quel ragazzo con forbici, ago e filo si fece subito onore e vestì tra le altre la principessa Barberini e Begum, moglie dell’Aga Khan, il re Ibn Saud dell’Arabia Saudita e le sue mogli. «Poi pian piano — raccontò — iniziarono le esperienze teatrali con i lavori commissionati alla sartoria da Eduardo: Il Contratto, Filumena Marturano, Sabato, Domenica e Lunedì ed altre.... Nel 1975, dopo aver maturato venti anni di esperienza, decisi che era giunto il momento di dar vita a qualcosa di mio e fu così che nacque la C.T.N. 75, la Costumi Teatrali Napoli. Poi nel 2014 il trasferimento nei locali di piazza sant’Eligio dove abbiamo allestito anche il Museo permanente del costume storico, con 60 anni di attività artigianale partenopea, 15.000 costumi...».
Eppure questa sua creatura non ha avuto vita facile: nel 2022, ultraottantenne, Vincenzo subì l’amarezza dello sfratto dai locali concessi dal Comune e ci fu bisogno di una campagna di stampa, appelli, interrogazioni parlamentari e si attivò finanche il principe Alberto di Monaco per salvare la sua sartoria. In quell’occasione tanti artisti fecero sentire la loro voce autorevole e grata.
Come quella di Isa Danieli nel cui ricordo si sente il suono delle forbici: «La signora Rosa affondò le forbici e tagliò. Non ci fu bisogno di aggiungere o levare. Quella era la giusta quantità di stoffa che occorreva per l’abito nero di Clotilde, quello del quarto quadro del finale di “Ferdinando” disegnato da Annalisa Giacci. La signora Rosa era una delle sapienti sarte della sartoria teatrale di Vincenzo Canzanella. Straordinario laboratorio di idee, creatività e competenza. Era il 1986. Ci sono ritornata spesso, con le varie costumiste e collaboratrici, perché ci fidavamo di quel posto. Si respirava la stessa aria di chi pensava lo spettacolo, di chi lo scriveva, di chi lo immaginava. Non bisognava andare a Roma . Quello che serviva era già qui ed era di livello altissimo e in perfetta sintonia. L’ultima volta, per il costume di Titania di “Sogno di una notte di mezza estate” disegnato da Annamaria Morelli, Vincenzo, orgoglioso mi mostrò l’atelier e fui assalita dalla quantità enorme di grazia e bellezza, sospesa per i lunghi corridoi...».
E il Teatro di San Carlo ricorda «il maestro costumista e custode di una tradizione artigianale che ha fatto la storia del teatro napoletano. Tra la fine del 1954 e l’inizio del 1955 fece il suo ingresso al San Carlo come apprendista, in un’occasione straordinaria: il regista Roberto Rossellini portava in scena Giovanna D’Arco con Ingrid Bergman. “Rimasi stordito dalla bellezza del Massimo napoletano -raccontò- non immaginando neanche lontanamente che dopo qualche anno sarei diventato uno di casa”. E così è stato: oltre sessant’anni dedicati ai costumi di scena. Con lui Napoli perde un pezzo della sua memoria viva». «È stato un gigante sia come artigiano - racconta il deputato Avs Francesco Emilio Borrelli - che come uomo. Il suo carattere gentile, le sue capacità e il suo amore per il lavoro l’hanno reso una persona unica. Nel 2014 con lo scrittore Maurizio de Giovanni, Gianni e Loredana Simioli, Gino Sorbillo, Marco Mario de Notaris sostenemmo una iniziativa a favore della sua sartoria. Gli ultimi anni sono stati molto dolorosi ma è andato sempre avanti senza arrendersi». La sua eredità è nelle mani dei figli Davide e Luca che ieri hanno ricevuto l'omaggio di tanti artisti nella chiesa di piazza Trieste e Trento a Napoli.
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