Spari nella notte ai Quartieri Spagnoli: trovati 11 bossoli
Ritrovati in due strade distanti poche centinaia di metri: la Polizia di Stato indaga senza escludere un collegamento tra i due episodi
Undici bossoli, due strade distanti poche centinaia di metri e una notte che riaccende paure mai sopite. I Quartieri Spagnoli trasformati in uno scenario di guerra. Le pattuglie del commissariato San Ferdinando sono intervenute in due momenti tra via San Pantaleone e via Sant’Anna di Palazzo. Nel primo caso, cinque bossoli rinvenuti sul selciato; nel secondo, altri sei sequestrati poco distante. Nessun ferito registrato, nessun danno apparente. Ma abbastanza per riportare in alto una tensione che non sembra sopita.
La Polizia di Stato indaga senza escludere un collegamento tra i due episodi. E soprattutto senza escludere che dietro quei colpi ci sia la stessa dinamica che da mesi agita la zona: lo scontro tra gruppi di giovanissimi dei Quartieri Spagnoli e del Pallonetto di Santa Lucia. Una rivalità fluida, senza gerarchie stabili, fatta di sfide improvvise e violenze spesso scatenate da motivi futili.
Appena pochi giorni fa, un tassello importante è arrivato dalle indagini su un’altra sparatoria, quella avvenuta tra il 31 marzo e il primo aprile in piazza Carolina, a pochi passi da piazza del Plebiscito. Gli investigatori della Squadra mobile, guidati dal primo dirigente Mario Grassia, hanno fermato un diciannovenne dei Quartieri Spagnoli, Renato Elia, ritenuto il presunto autore dell’agguato.
Le immagini delle telecamere hanno restituito una sequenza nitida e inquietante: uno scooter Honda Sh bianco, due giovani a bordo, il volto coperto. Poi l’avvicinamento, il colpo inferto con il calcio della pistola e subito dopo tre spari alle gambe contro un sedicenne del Pallonetto di Santa Lucia. Tutto in pochi istanti, per quello che gli inquirenti descrivono come uno scontro nato «per uno sguardo di troppo». Un’escalation che non sorprende chi segue da tempo le dinamiche del territorio. Già lo scorso dicembre la stessa area era stata teatro di una doppia “stesa” tra baby gang, undici minuti di guerriglia urbana nel cuore della movida cittadina. Anche allora furono decisive le telecamere: sette arrestati, alcuni dei quali minorenni. E l’immagine simbolo di uno dei ragazzi armato di due pistole, seduto sul sellino posteriore di uno scooter. Oggi lo scenario appare ancora più sfuggente. Non più clan strutturati, ma gruppi mobili di adolescenti armati, capaci di organizzare azioni rapide e violente senza un apparente controllo.
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