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La Corte dei Conti:

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07.03.2026

L'inaugurazione dell’anno giudiziario: «Troppi dissesti finanziari e poca cura alle entrate»

«La Procura regionale per la Campania della Corte dei Conti è gravata da un significativo carico di lavoro che si determina con le vicende dei dissesti finanziari. D’altronde, la Campania è al terzo posto in Italia come percentuale di Comuni in dissesto dichiarato o in altra fase della procedura connessa. Su ciò, ognuno tragga le sue considerazioni anche in relazione al ruolo che svolge». Lo ha detto ieri, 6 marzo, il procuratore regionale per la Campania della Corte dei Conti, Giacinto Dammicco, nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 che si è svolta nel centro congressi dell’ateneo Federico II ed alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della giunta regionale Roberto Fico; il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi; gli ex ministri Sergio Costa e Clemente Mastella; il rettore federiciano Matteo Lorito. 

Dammicco ha poi rilevato che «un’altra diffusa e pervasiva criticità è la scarsa cura delle entrate, evidente in numerosi e differenti contesti. Quasi che ben più della sbandierata fatica dell’amministrare pesasse sugli amministratori la fatica dell’incassare. Da ciò numerose iniziative istruttorie sono state avviate. Tra queste molte sono sfociate o sfoceranno presto in atti quali inviti a dedurre e citazioni, diverse altre hanno registrato un ravvedimento operoso già in corso di istruttoria».

Altro tema, quello del massiccio ricorso delle amministrazioni locali allo strumento del riconoscimento del debito fuori bilancio. «Quello che dovrebbe essere ritenuto un adempimento del tutto particolare e una modalità eccezionale — ha detto il procuratore regionale — è in molti casi divenuto uno strumento ordinario di gestione e amministrazione. Dalla nostra prospettiva questa è una modalità poco sana di gestione, come sempre quando un rimedio straordinario prolifica fino a erodere lo spazio dell’ordinarietà». 

Michele Oricchio, il presidente della sezione giurisdizionale, dopo aver ribadito le critiche alla riforma Foti varata dal centrodestra che limita la possibilità del risarcimento per colpa grave al 30% del danno erariale cagionato, fornisce una definizione più restrittiva della stessa e gerarchizza i rapporti tra le Procure presenti nei territori e la Procura generale, ha ricordato che la qualità delle istituzioni pubbliche in rapporto alla efficienza della spesa, compresa quella dei fondi Pnrr, è deteminante. Per poi aggiungere: «La qualità delle istituzioni è molto più bassa al Sud rispetto al resto del Paese». A sostegno di tale tesi ha citato lo strumento che è stato individuato da due ricercatori universitari, uno dell’ateneo del Sannio ed uno della Federico II. Si chiama «Indice di Qualità Istituzionale». 

Esso, adoperando indicatori oggettivi, considera cinque dimensioni: stato di diritto, efficacia di governo, partecipazione civica, qualità della regolamentazione, controllo della corruzione. Ebbene, ha proseguito il magistrato, «l’indice restituisce una fotografia chiara e rivela che la qualità delle istituzioni è molto più bassa al Sud rispetto al resto del Paese. Il Mezzogiorno registra un punteggio di 0,25 nel 2023, ultimo anno disponibile, meno della metà dello 0,61 del Centro e dello 0,65 del Nord. Il divario tra Mezzogiorno e resto del Paese è presente in tutte le dimensioni, pur essendo leggermente inferiore nella partecipazione civica (36% in meno rispetto alla media del Centro-Nord) rispetto all’efficacia di governo (41% in meno), al contrasto alla corruzione (42%), allo stato di diritto (42%) e alla qualità della regolamentazione (44%)». Sono stati 198 nel 2025 i giudizi portati in udienza od in camera consiliare. Quelli definiti sono stati 130, le sentenze pubblicate 104. Le richieste di sequestro nel 2025 sono state sei e di esse metà è stata autorizzata.

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