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Non sarà un bel teatro

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Politica, cultura e qualche disastro. Piazza del Plebiscito ridotta a palcoscenico per il consumo rapido di pseudo-cultura compressa in una serie di serate a effetto che nulla hanno a che vedere con la stratificazione del tessuto sonoro cittadino. La musica, se pure ci fosse, diventa cornice, anzi prigione per gli abitanti del circondario. Si annuncia un settembre nero. Non meno sconcertante la colonizzazione estetica di piazza Municipio, dove si installano opere contemporanee come suppellettili, senza un progetto, senza un’idea del contesto, conferendo alla città un’aura di modernità da fiera campionaria, buona solo per l’occhio distratto del cliente turista.

L’arte che si trasforma in arredo urbano, ma — si sa — l’ornamento è sempre delitto.

Poi la Coppa America, il nuovo Graal. Ennesimo rito del consumo globale presentato come volano di rinascita culturale. Che cosa resterà davvero, al di là delle vele al vento e delle conferenze stampa? Scontato il grande ritorno mediatico, altrettanto prevedibile che l’impatto culturale e sociale sarà minimo. Si ripete lo schema già visto in altre manifestazioni di respiro internazionale: grande attenzione all’evento, poca cura per ciò che c’è e che resterà. Qual è il piano per una legacy culturale o infrastrutturale? Si è almeno pensato a costituire una........

© Corriere del Mezzogiorno