menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

La (difficile) terza via cattolica tra capitalismo e socialismo

13 13
18.01.2026

La storia del rapporto tra la Chiesa cattolica e la cultura moderna è quella di un mancato incontro, di accuse e anatemi reciproci, che in alcuni momenti divenne un vero e proprio scontro campale. Una storia che inizia almeno con Lutero e la Controriforma, e che andò avanti, a ritmi diversi, fino al Vaticano II - che ancora continua. La reazione della Chiesa cattolica di fronte allo spirito moderno fu la paura, e da questa contrattacchi, chiusure, condanne nei confronti di questo ospite inquietante. L’uomo moderno non fu quindi percepito dalla chiesa cattolica come un figlio, certamente ribelle ma pur sempre figlio; fu invece avvertito come un nemico, come il nemico più grande, i Gog e Magog che avrebbero potuto annientare la Christianitas. Non potremo mai sapere cosa potevano diventare la Modernità e la Chiesa se il nemico fosse stato trattato da figlio adolescente, se le sue minacce fossero state lette anche come sviluppo dei semi evangelici del Medioevo, sebbene maturati in modi e in terreni diversi da quelli immaginati dalle gerarchie e dai teologi. Nella vita delle persone e dei popoli, l’arte più difficile da apprendere è riconoscere una salvezza che arriva dove e come non l’avremmo mai pensata né voluta.

Anche il processo che portò alla Rerum novarum di Leone XIII va letto all’interno di questo mancato incontro: «Il pensiero moderno, così audace nel giudicare di religione e di cattolicesimo, Leone XIII lo condannò, non lo affrontò: lo giudicò dal di fuori e dal di sopra, come il suo predecessore, non vi entrò per analizzarlo, discernerlo, disgregarlo. L’uno e l’altro si trovarono tutto quel tempo di fronte come due potenti eserciti, senza entrare in contatto». Sono parole di Romolo Murri, che così continuava: «Il pontificato di Leone XIII avrebbe avuto tutt’altro carattere da quello che esso ebbe se i documenti dottrinali non fossero quel che sono: rivendicazione rigida e esposizione sistematica, non lavoro di penetrazione nel mondo moderno, di assimilazione, di reintegrazione… La società moderna ha mostrato di non sapere né voler persuadersi a lasciare le sue idee e le sue vie per entrare in quelle che le vengono ufficialmente presentate dalla Chiesa», perché la società moderna «vuol fare la sua esperienza» (Un papa, un secolo, e il cattolicesimo sociale, 1904, pp. 78-79). Una esperienza moderna che la Chiesa cattolica non capì e condannò, a partire dalla libertà di coscienza, il suo primo "delirio", come fu definita già da Gregorio XVI (Mirari Vos, 1832), che portava a pensare che «il fedele e l’incredulo, l’ortodosso o l’eretico valgono lo stesso» (M. Liberatore, La Chiesa e lo Stato, 1872, p. 48). Un delirio, quindi, chiamato anche Liberalismo. Queste "cose nuove" non erano "cose buone" per la........

© Avvenire