Il primo maggio è pace e lavoro. Il primo maggio è donna
Ottanta anni fa, Alcide De Gasperi reintrodusse ufficialmente la festa dei lavoratori che era stata abrogata dal regime fascista nel 1923. Era il secondo primo maggio dopo la liberazione dal nazifascismo – la prima festa di libertà vissuta da una popolazione che usciva dalla guerra, molto sofferente ma non piegata e che ricominciava a vedere la luce di un futuro degno di essere vissuto. Trentadue giorni dopo, il 2 giugno del 1946, per la prima volta, le donne italiane parteciparono al voto nel referendum istituzionale che scelse la Repubblica. Esse avevano sempre lavorato nelle campagne, o come domestiche delle famiglie abbienti, come maestre ed inservienti, come operaie nelle filande e in altre fabbriche, là dove c’erano, ma in generale solo prima del matrimonio e con salari pari alla metà di quelli degli uomini. La loro presenza nelle professioni era molto scarsa perché l’università era nei fatti un traguardo per una sparuta minoranza e gli ordini professionali facevano argine. Durante la guerra, esse avevano massicciamente sostituito la forza lavoro maschile, impegnata al fronte: nelle fabbriche (specie belliche), nei trasporti, in agricoltura e negli uffici, garantivano la continuità produttiva e sociale. Tuttavia, questa fase, che pure aveva costituito un momento di forte emancipazione, durò poco. Nel dopoguerra, molte donne furono licenziate per far posto ai reduci, tornando ai ruoli domestici, ma la storia era appena cominciata per loro.........
