Londra e Parigi pronte a fornire armi nucleari a Kiev, parola di Mosca
In guerra sono tutti bugiardi: la menzogna è parte integrante di ogni conflitto. Ma ipotizzare la fornitura di armi nucleari all’Ucraina è davvero uno scenario concreto oppure l’ennesima mossa propagandistica? Possibile che sia solo un incubo “digestivo” di Putin utile a compattare il fronte interno e a rilanciare la narrativa dell’accerchiamento? C’è un proverbio che dice: dove c’è fumo, qualcosa brucia. Tuttavia nel teatro della geopolitica spesso il fumo è creato ad arte per confondere, intimidire, orientare l’opinione pubblica. Sono proprio i governi di Regno Unito e Francia a essere chiamati in causa da Mosca. Londra è alle prese con tensioni interne e con una leadership che deve dimostrare fermezza sul piano internazionale; Parigi, dal canto suo, vive una fase politica delicata, con elezioni all’orizzonte e un consenso da consolidare. In questo contesto ogni dichiarazione può trasformarsi in un messaggio calibrato: minacce pronunciate affinché qualcuno le ascolti, rassicurazioni sussurrate per sostenere l’alleato. A Kiev intanto Zelensky deve fare i conti con una guerra che logora uomini, risorse e speranze. Raccontare che Putin sia in difficoltà e che la vittoria sia vicina può servire a mantenere alto il morale, ma rischia di alimentare aspettative difficili da sostenere. Dall’altra parte il Cremlino utilizza lo spettro nucleare come leva psicologica, evocando scenari estremi per scoraggiare ulteriori aiuti occidentali e per rafforzare la percezione di una minaccia esistenziale. Pensando alla popolazione civile ucraina tutto questo appare come il campionato mondiale di una classe dirigente senza scrupoli, più che incosciente: dichiarazioni roboanti, accuse incrociate, strategie comunicative che trasformano la paura in strumento politico. In mezzo milioni di persone che pagano il prezzo più alto, mentre le grandi potenze giocano una partita in cui la verità è spesso la prima vittima.
