Come Giorgia Meloni può recuperare il consenso perduto
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Come Giorgia Meloni può recuperare il consenso perduto
C’è nel Paese un establishment che non la vuole qualunque cosa dica e qualunque cosa faccia: è questa a mio avviso la fondamentale lezione che Giorgia Meloni dovrebbe trarre dall’esito del recente referendum.
Non è numericamente maggioritario ma è molto forte poiché ha un predominio assoluto nel mondo dell’informazione e della cultura mediatica, dai maggiori quotidiani alle trasmissioni televisive colloquiali, e poi giù giù fino al chiacchiericcio delle radio di intrattenimento e dei social.
La sua filosofia di fondo – che cioè non ci sono principi che valgono per tutti, non ci sono doveri, ognuno ha diritto di fare tutto ciò che lo fa sentir meglio e lo Stato deve garantirgliene la possibilità – è oggi un’idea tenuta per buona da larga parte della popolazione e forse maggioritaria tra i più giovani.
Repliche in dettaglio
Non sarebbe giusto dire che questa è anche la filosofia di tutta l’attuale sinistra. Sta di fatto tuttavia che – grazie alla sua costante mobilitazione per i “diritti”, e mai per i doveri, e alla sua continua rivendicazione di norme e di provvidenze pubbliche a favore di essi – la sinistra diventa il potenziale referente di buona parte di quelli che la pensano come quell’establishment, compresi coloro che non sono di sinistra (e nemmeno di destra) ma semplicemente non hanno interesse per la politica e/o vivono per i più diversi motivi in una situazione di disagio dalla quale non possono o non sanno come uscire.
Se, come è accaduto nel recente referendum, il voto di questa gente si somma a quello della sinistra, Giorgia Meloni viene battuta da un dissenso cui tuttavia non corrisponde una maggioranza politica alternativa alla sua. Si apre perciò la strada a una crisi senza sbocco.
Conquistare o riconquistare il consenso di tutto o buona parte di tale elettorato è il grande problema che Giorgia Meloni ha oggi davanti. Non credo però che ci possa riuscire se continua sulla strada che ha imboccato con i discorsi che ha fatto alle Camere giovedì 9 aprile scorso. Su quell’elettorato l’ostilità costante dell’establishment e le accuse generiche e urlate dell’opposizione incidono comunque di più delle repliche in dettaglio sulla base di dati positivi cui è poi sempre possibile ribattere brandendo qualche altro dato di segno opposto.
Non disturbare chi vuole fare
Pur non rinunciando alle repliche puntuali, Meloni dovrebbe a mio avviso tornare alle grandi prospettive, ai grandi obiettivi del suo discorso di insediamento dell’ottobre 2022, dicendo come li sta perseguendo pur nel sempre più difficile contesto generale nel quale oggi ci si trova.
E dovrebbe far capire – soprattutto ma non solo a quell’elettorato di cui si diceva – che oggi dallo Stato ci si possono attendere sempre meno provvidenze, bonus e occasioni di lavoro ma invece sempre più la rimozione degli ostacoli che tanto nel pubblico quanto nel privato si frappongono all’intrapresa creativa e produttiva di persone e di gruppi. E spiegare come il suo governo sta lavorando in tal senso.
Sono convinto che se facesse così potrebbe ricuperare sia, da un lato, nei segmenti più vivaci della società e sia, dall’altro, nelle masse oggi inerti, tutto il consenso effettivo che oggi le sta venendo a mancare.
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