In Mauritania, nel segno del Piano Mattei
Domenica scorsa mi sono recato a Nouakchott, capitale della Mauritania, per una missione istituzionale promossa dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, nel quadro del Piano Mattei per l’Africa voluto dal Governo italiano. Una missione breve (siamo stati nel Paese solo 30 ore) ma molto intensa, in un Paese piccolo (cinque milioni di abitanti, la metà della Lombardia), ma esteso su un territorio vasto e polveroso in pieno deserto del Sahara. Un Paese molto povero: al 164 posto (su 193) per indice di sviluppo umano. Però un Paese chiave per la stabilità dell’Africa occidentale, perché rappresenta un baluardo contro lo jihadismo, che si va diffondendo pericolosamente negli altri Paesi del Sahel a cominciare dal Mali, generando emigrazioni massicce e rischi per la sicurezza globale.
Una missione italiana, che nasce dalla convinzione che il rapporto tra Italia e Africa non possa più essere affrontato con schemi astratti o interventi occasionali, ma richieda presenza, ascolto e relazioni strutturate. Per queste ragioni la delegazione, capitanata dall’ambasciatore Stefano Gatti, Direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo e dal consigliere diplomatico di Palazzo Chigi incaricato del Piano Mattei Lorenzo Ortona, era nutrita: oltre al ministero degli Esteri, erano presenti in forze l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, la Cassa depositi e prestiti, lo Stato maggiore della Difesa, le Ong e Osc operanti nel Paese o interessate a farlo, associazioni come Coldiretti e imprese come Bonifiche Ferraresi e la........
