Caso Epstein. Cade un altro intoccabile, il campione del relativismo culturale francese Jack Lang
Parigi. Jack Lang si sentiva intoccabile. Era l’incarnazione del goscismo culturale francese, il ministro più potente dell’epoca Mitterrand, il re dei salotti di Saint-Germain-des-Prés, l’ospite sempre gradito nelle cene mondane, con i suoi capelli alla Mick Jagger e le sue giacche collo Mao. Fino a pochi giorni fa, Lang faceva ancora finta di nulla. «Cos’ho fatto di male?», rispondeva a una giornalista del Monde che era andata all’Institut du Monde Arabe (Ima), il suo regno, a fargli qualche domanda sull’ultima ondata di Epstein Files pubblicati dal dipartimento di Giustizia americano, dove il suo nome appare 673 volte. Ma dopo una settimana di pressioni provenienti dall’Eliseo e dal mondo politico parigino, l’ex ministro della Cultura ha deciso di farsi da parte, di dimettersi dall’Ima, incarico che ricopriva da tredici anni.
«La caduta di un inamovibile», Jack Lang
«La caduta di un inamovibile», ha scritto lunedì in prima pagina Libération. La sua posizione era diventata indifendibile dopo le rivelazioni del giornale d’inchiesta Mediapart sui legami non solo di amicizia (si conobbero nel 2012 grazie all’amico comune Woody Allen), ma anche finanziari tra il bardo del socialismo mitterrandiano e il finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein, suicidatosi in prigione nel 2019 negli Stati Uniti.
Come rivelato da Mediapart, la figlia di Jack Lang, Caroline, aveva creato con Epstein nel 2016 una società offshore domiciliata nelle Isole Vergini........
