Trump contro Leone. Il presidente si rilegga cosa diceva nel 2020
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Trump contro Leone. Il presidente si rilegga cosa diceva nel 2020
«Prima che la Magna Charta fosse redatta, prima che il diritto alla libertà religiosa fosse sancito come prima libertà americana nella nostra gloriosa Costituzione, Thomas Becket diede la sua vita affinché, come disse, “la Chiesa potesse raggiungere la libertà e la pace”». Sono parole pronunciate dal 45esimo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Sono parole che il 47esimo inquilino della Casa Bianca, il rieletto Donald Trump, dovrebbe rileggersi.
Sono parole pronunciate sul finire del primo mandato del tycoon, che costituiscono a tutt’oggi uno dei principali motivi per cui tanti cattolici impegnati, come chi scrive, hanno giudicato tutto sommato positivamente la sua amministrazione e – al netto del grave episodio di Capitol Hill – hanno salutato con favore l’inizio della seconda. Perché sono parole che fanno riferimento ai fondamenti della nostra civiltà occidentale, rispetto ai quali i rimbrotti agli alleati europei (per altro già in passato definiti “scrocconi” dal dem Obama) sono normale dialettica tra partner.
Se, tuttavia, si mettono in discussione proprio quei fondamenti, allora cambia tutto. E qui non si tratta di riflesso incondizionato, per cui scatta la difesa “clanica” del Papa a fronte degli attacchi volgari e personali di Trump. C’è proprio la contestazione pratica, fattuale, di ciò a cui il martirio di Becket introdusse nella storia della nostra civiltà, e cioè quelle «numerose limitazioni costituzionali al potere dello Stato sulla Chiesa in tutto l’Occidente», da cui discende pure la generale divisione del potere.
Cioè, il 28 dicembre 2020, in occasione dell’850esimo anniversario del sacrificio dell’arcivescovo di Canterbury, Trump riconobbe che la separazione di ciò che è di Dio da ciò che è di Cesare è all’origine di quelle libertà garantite alla persona dalla ulteriore separazione tra l’esecutivo, il legislativo e il giudiziario. Quando, ricordò ancora Trump,
«il re, stanco della strenua difesa della fede religiosa da parte di Thomas Becket, esclamò con costernazione: “Nessuno mi libererà di questo prete impiccione?”», degli zelanti cavalieri «risposero e cavalcarono fino alla cattedrale di Canterbury per consegnare a Thomas Becket un ultimatum: cedere alle richieste del re o morire. La risposta di Thomas risuona in tutto il mondo e attraverso i secoli. Le sue ultime parole sulla terra furono queste: “Per il nome di Gesù e per la protezione della Chiesa, sono pronto ad abbracciare la morte”. Vestito con le sacre vesti, Thomas fu trafitto sul posto, tra le mura della sua stessa chiesa».
«il re, stanco della strenua difesa della fede religiosa da parte di Thomas Becket, esclamò con costernazione: “Nessuno mi libererà di questo prete impiccione?”», degli zelanti cavalieri «risposero e cavalcarono fino alla cattedrale di Canterbury per consegnare a Thomas Becket un ultimatum: cedere alle richieste del re o morire. La risposta di Thomas risuona in tutto il mondo e attraverso i secoli. Le sue ultime parole sulla terra furono queste: “Per il nome di Gesù e per la protezione della Chiesa, sono pronto ad abbracciare la morte”. Vestito con le sacre vesti, Thomas fu trafitto sul posto, tra le mura della sua stessa chiesa».
Anche in forza di questo delitto, avvenuto nel 1170, nella Magna Charta del 1215 venne sancito l’habeas corpus, il fondamentale principio giuridico a tutela della libertà e incolumità personali, che impedisce gli arresti arbitrari e illegali da parte della corona.
Il potere e la gloria
Ora, le offese di Trump a Leone XIV, accusato di esse “debole” perché contrario alla guerra all’Iran, lasciano il tempo che trovano. Più degne di nota sono invece le allusioni al Conclave e al rivendicato (presunto) ruolo dell’amministrazione Usa giocato nell’elezione di un americano al soglio pontificio. Allusioni che, se unite alle notizie più o meno smentite e circolate nei giorni precedenti, circa le minacce del Pentagono al nunzio apostolico, con le quali addirittura si sarebbe evocata la cattività avignonese, tradiscono una mentalità che non solo contraddice, ma si oppone radicalmente alle parole pronunciate proprio da Trump nel 2020 su Becket.
Parole che lo stesso Trump dovrebbe rileggere, magari insieme a quelle scritte da un drammaturgo cristiano e conservatore: Thomas Eliot, autore di Assassinio nella cattedrale. Il genio letterario di Eliot mette in versi i drammatici fatti che avrebbero portato al martirio di Becket:
«Nominato Arcivescovo, tu abbandonasti/ la carica di Cancelliere. Fu questo il tuo errore, / al quale ora può esserci un rimedio. / Rifletti, mio Signore, la conquista del potere/ procura la gloria per la durata della vita,/ è un possesso che non decade,/ […] Governare sugli uomini non va considerata una cosa da nulla».
«Nominato Arcivescovo, tu abbandonasti/ la carica di Cancelliere. Fu questo il tuo errore, / al quale ora può esserci un rimedio. / Rifletti, mio Signore, la conquista del potere/ procura la gloria per la durata della vita,/ è un possesso che non decade,/ […] Governare sugli uomini non va considerata una cosa da nulla».
L’arcivescovo inglese resisterà alle parole del Tentatore, come resistette dal sottoscrivere le costituzioni di Clarendon con cui Enrico Plantageneto intendeva sottoporre il clero alla legislazione regia. Nella prima parte del suo dramma, Eliot fa recitare al coro delle donne:
«Il destino attende nelle mani di Dio, / non nelle mani degli uomini di Stato, che agiscono/ ora bene, ora male, fanno progetti, fanno piani,/ ma intanto la trama del tempo trasforma/ i loro scopi nelle loro mani».
«Il destino attende nelle mani di Dio, / non nelle mani degli uomini di Stato, che agiscono/ ora bene, ora male, fanno progetti, fanno piani,/ ma intanto la trama del tempo trasforma/ i loro scopi nelle loro mani».
Il potere e la gloria che si ottengono rinunciando all’autonomia dell’autorità spirituale sono troppa poca cosa rispetto al «destino che attende nelle mani di Dio». Che poi è un altro modo per ribadire ancora una volta quanto Cristo domanda già nel Vangelo: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde sé stesso?».
Le parole di Leone XIV
Ecco in estrema sintesi il nocciolo della questione che riguarda l’attacco di Trump a papa Leone: non si può pensare di ridurre il potere spirituale a lunga mano di quello temporale. Proprio per questo Becket, rifiutando le lusinghe del re, va incontro all’estremo sacrificio. E proprio in questo suo andare incontro al martirio risulta certamente impotente (o “debole”, per dirla con le accuse rivolte a Leone). Eppure è più autorevole che mai, perché fa toccare con mano alla pretesa egemonica del sovrano i suoi limiti, affermando l’esistenza di un qualcosa di più grande della sola dimensione mondana, eliminando il quale il mondo stesso non reggerebbe perché privo di significato. La nostra libertà, la cui salvaguardia è il senso stesso della civiltà occidentale, «non è un mero lusso o un caso fortuito della storia» (aveva ricordato il Donald del 2020), ma «è stata conquistata con il sangue dei martiri».
Il Trump del 2026 è andato oltre la schermaglia politica e il gioco ideologico dell’alternativa unica tra destra e sinistra. Ha toccato qualcosa di più profondo, che paradossalmente il Trump del 2020 aveva ben chiaro, e da cui del resto trae motivo la sana distinzione tra Cesare e Dio. E glielo ha ricordato Leone, quando in volo verso Algeri ha spiegato: «Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui», riferendosi al presidente Usa. «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace». E infine: «Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore».
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