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Il martirio di Jimmy Lai, «condannato a morte a Hong Kong»

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10.02.2026

«Se questa sentenza verrà implementata, mio padre morirà come un martire dietro le sbarre». Così Claire, una dei figli di Jimmy Lai, ha commentato la durissima sentenza inflitta ieri mattina al padre dall’Alta Corte di Hong Kong. Vent’anni di carcere per violazione della legge sulla sicurezza nazionale per un uomo di 78 anni, per di più innocente, che ha già passato in una cella in isolamento 1.868 giorni in virtù di quattro condanne in altrettanti ridicoli processi farsa, equivale a una condanna a morte.

L’unica “colpa” di Jimmy Lai

Jimmy Lai ha una sola colpa: essersi battuto per la piena democrazia a Hong Kong, quella democrazia che il regime comunista di Pechino promise ufficialmente alla regione amministrative speciale nel 2014 con una decisione del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo e che poi si rimangiò clamorosamente con l’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale nel 2020 dopo le proteste oceaniche del 2019.

Jimmy Lai non è mai stato «colluso con forze straniere», come recita il verdetto dei giudici scelti ad hoc per distruggerlo, e le uniche “prove” contro di lui sono state estorte a un testimone con la tortura. Il miliardario e magnate dell’editoria ha semplicemente deciso di non piegarsi e di denunciare chiaramente e a voce alta i crimini del regime.

Lo ha fatto per la prima volta, in un modo che non gli è mai stato perdonato, nel luglio 1994, quando scrisse un editoriale contro Li Peng, detto il “macellaio di Pechino” per il ruolo che ebbe nel massacro di Piazza Tiananmen. Mentre però tutti i responsabili di........

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