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Muore il boia dell’aborto Kermit Gosnell, «il più grande serial killer d’America»
Kermit Gosnell, il rimosso più ingombrante della cronaca americana, è morto in ospedale lo scorso 1 marzo. Lo avevano trasferito lì dal penitenziario di Smithfield, 95 chilometri a sud di Pittsburgh, dove scontava tre ergastoli consecutivi senza possibilità di condizionale. La notizia è filtrata con settimane di ritardo grazie ai documentaristi Phelim McAleer e Ann McElhinney, ed è stata accolta senza grande enfasi dai media. Eppure Gosnell, la cui orrenda storia è ben nota ai lettori di Tempi, è stato «il più grande serial killer d’America», come recitava il titolo del film che nel 2018 riuscì – nonostante la censura e il sussiego dei salotti bene – a raccontare l’orrore del medico condannato per l’omicidio premeditato di tre neonati e di una paziente.
La clinica degli orrori di Gosnell
A Philadelphia, Gosnell operava indisturbato in una clinica che le forze dell’ordine, varcando la soglia nel 2010, ribattezzarono immediatamente «la casa degli orrori». Non era un’iperbole giornalistica, ma la nuda cronaca di un inferno: stanze incrostate di sangue, ferri arrugginiti, condizioni igieniche da incubo. Tra i rifiuti giravano gatti, pulci ed escrementi. E poi i congelatori, dove i resti umani erano accatastati come scarti industriali tra sacchi della........
