Diesel e le dipendenti dagli ovuli d’oro
«Mancano case, stipendi, reti familiari, ma c’è anche un’altra dimensione. Un contro-istinto vitale, un tenere il piede sul freno troppo a lungo. Magari con l’illusione di congelare gli ovociti e riservarsi la possibilità. Che non arriva. È come se oggi mancasse la spinta, la speranza. C’è un istinto che lavora nella direzione opposta alla maternità».
Aveva già detto tutto Marina Terragni a Tempi parlando della perdita della relazione madre-figlio, origine di ogni speranza. L’adagio è sempre lo stesso: l’Italia non fa figli? È colpa di quelli che vi dicono di farli. Si capisce che giornalisti e opinionisti abbiano dunque applaudito alla bislacca idea di «sostegno alla genitorialità» e di «educazione alla fertilità» di Diesel che vuole le sue dipendenti felici e con gli ovuli congelati.
Diesel e la bislacca “maternità flessibile”
Non è una metafora: se ne parla da giorni, le dipendenti tra i 30 e i 40 anni del gruppo Only The Brave fondato da Renzo Rosso (mr Diesel, appunto) potranno accedere gratuitamente al cosiddetto “social freezing”. In Italia la procedura è a carico del servizio pubblico solo in caso di tumori o gravi patologie. Per tutte le altre donne (sane) si tratta di mercato: tra i 3 e i 7 mila euro a ciclo, più farmaci, più costi di mantenimento annuale. La notizia è che pagherà Diesel. Il costo della maternità? Macché, il suo differimento biologico.
Arianna Alessi, vicepresidente della Fondazione Otb, spiega che l’obiettivo è «promuovere la libertà di scelta sulla propria vita riproduttiva» e «offrire soluzioni a un’evoluzione sociale e lavorativa che spesso posticipa il desiderio di maternità». È una frase perfetta, perché contiene l’assunto ideologico dell’operazione: la prima, è tutta colpa del welfare (e quindi del governo di centrodestra) se «in Italia la sanità pubblica copre il social freezing solo per specifiche patologie mediche, o con tempi di attesa lunghissimi,........
