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La rivolta contro le “emissioni zero” è iniziata

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25.01.2026

Un nuovo pragmatismo sta entrando nel dibattito climatico in Occidente, spinto da elettori stanchi di bollette energetiche sempre più alte e irritati da una retorica climatica sempre più isterica e paternalistica. Da Washington a Westminster, da Berlino a Canberra, la classe politica si trova davanti a una verità semplice: gli obblighi aggressivi per raggiungere l’obiettivo di “zero emissioni nette” stanno producendo danni economici immediati in cambio di benefici climatici lontani e non misurabili.

Il primo colpo di avvertimento potrebbe essere stato l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, ma il segnale più chiaro arriva dal Regno Unito. La legge britannica sulle emissioni zero, approvata nel 2019, impegnava il paese ad azzerare le emissioni entro il 2050. All’epoca si parlò di un atto di leadership coraggiosa, ma nella realtà si è tradotta in un sabotaggio economico. Tra il 2019 e il 2024, i prezzi dell’elettricità per l’industria sono aumentati del 124 per cento — quattro volte più che negli Stati Uniti — lasciando il Regno Unito con le tariffe più alte del mondo occidentale: 26,63 pence (0,31 euro) per kilowattora. E i piani del governo laburista, fortemente sbilanciati sulle rinnovabili, non faranno che gonfiare ulteriormente i costi.

In una recente audizione parlamentare, i vertici del settore energetico hanno messo nero su bianco la realtà. Chris Norbury, amministratore delegato di E.On UK, ha dichiarato che anche se i prezzi all’ingrosso dovessero crollare a zero, le bollette dei consumatori resterebbero alte come oggi, a causa dei costi crescenti imposti dalle politiche pubbliche.

Il Climate Change Act in Gran Bretagna

Reform UK, oggi in testa ai sondaggi nazionali e potenzialmente prossimo partito di governo, è stato il primo a chiedere l’abolizione degli obiettivi di zero emissioni nette,........

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