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Quanto durerà? Riflessioni sulla guerra contro la tirannia islamica dell’Iran
Per gentile concessione dell’autore ripubblichiamo un articolo di Antonio Gozzi apparso su Piazza Levante.
Nonostante l’Iran degli ayatollah si sia coperto di crimini orrendi, in primis nei confronti del popolo iraniano imprigionato e trucidato a ogni manifestazione di protesta e di dissenso anche recente (si parla di più di 30 mila morti provocati dalla repressione terribile degli ultimi mesi) molta stampa e opinione pubblica occidentale è così pregiudizialmente ostile a Trump e alla sua politica da invocare, anche in questo caso, il diritto internazionale: siamo contenti che la Guida Suprema Khamenei non ci sia più ma non è questo il modo, dicono.
E quale è il modo? Contro Hitler quale avrebbe dovuto essere il modo?
Manca in questo atteggiamento qualsivoglia valutazione strategica, e ciò è grave.
Per comprendere bene la posta in gioco bisogna ricordare a tutti che la Repubblica islamica dell’Iran, guidata dalla teocrazia sciita impersonata dalla Guida Suprema Ali Khamenei al potere da 47 anni, è stata ed è la più grande fonte di instabilità e di minaccia per tutta l’area del Medio Oriente con la sua corsa alla bomba atomica e con il sostegno militare e finanziario alle sue così dette “proxy” e cioè le milizie di Hezbollah in Libano, di Hamas a Gaza e degli Houthi in Yemen.
È stato giustamente detto, ad esempio da Antonio Polito sul ‘Corriere della Sera’, che il regime degli ayatollah sta pagando la scelta scellerata di aver armato e spinto Hamas alla carneficina del 7 ottobre per impedire all’Arabia Saudita di firmare gli accordi di Abramo con Israele.
L’obiettivo dichiarato dell’Iran e delle sue “proxy” era cancellare Israele dalla carta geografica, “dal fiume al mare”, e acquisire, grazie allo sviluppo missilistico e nucleare, un potere dominante in tutta l’area del Golfo.
Se sull’arma nucleare, dopo i bombardamenti statunitensi ai siti nucleari iraniani avvenuti nel giugno del 2025, non è chiarissimo il tempo mancante alla sua realizzazione (nei negoziati prima dell’ultimo intervento degli Usa e di Israele l’Iran si è rifiutato di consegnare l’uranio arricchito di cui è ancora in possesso, dichiarando ai negoziatori Usa che questo bastava per costruire 11 bombe atomiche), sul tema dei missili di medio e lungo raggio la potenza iraniana, coadiuvata da apporti e tecnologie nord coreane e cinesi, è senza discussione. L’arsenale balistico iraniano comprende missili balistici a corto e medio raggio e varie versioni di missili da crociera con gittata sufficiente a raggiungere basi in tutto il Medio Oriente e Israele come abbiamo visto in questi giorni. La Repubblica islamica aveva inoltre allo studio vettori ancora più potenti e a lunga gittata con l’obiettivo di mettere sotto scacco anche le capitali europee.
Questo arsenale è la vera chiave della potenza d’attacco iraniana e una prima risposta alla domanda quanto durerà il conflitto viene proprio dalla sua dimensione numerica e dalla possibilità di difendere a lungo le piattaforme di lancio.
All’arsenale missilistico l’Iran aggiunge una primazia nella realizzazione di droni tattici e di attacco: decine di modelli diversi con autonomia fino a 2000 km capaci di trasportare cariche di esplosivi e sensori. Questi droni sono stati in questi anni riforniti dall’Iran alla Russia nella guerra di invasione in Ucraina.
Il conflitto in corso esteso ai Paesi del Golfo: Qatar, Emirati, Bahrein, Arabia Saudita, Kuwait, Giordania e forse Oman, tutti colpiti da missili e droni iraniani con l’evidente intento di creare una crisi regionale allargata e di spingere questi Paesi a chiedere agli Stati Uniti di cessare gli attacchi sull’Iran, preoccupa il mondo anche per ragioni di economia.
La chiusura dello stretto di Hormuz, da cui passano enormi quantità di petrolio e di gas, rischia di provocare l’ennesima crisi energetica. Mentre la questione petrolifera riguarda soprattutto gli approvvigionamenti cinesi, il gas del Qatar impatta direttamente sull’Europa e sul suo costo dell’elettricità.
La preoccupazione dell’effetto immediato sull’economia europea spesso nasconde ai nostri occhi i vantaggi che potrebbero derivare dalla sconfitta della Repubblica Islamica in termini di stabilizzazione dell’area e fine del terrorismo finanziato dall’Iran. E così l’interrogativo torna a riproporsi: quanto durerà la guerra?
Pronto a essere smentito, sono ottimista, e penso che il conflitto terminerà prima del previsto. Mi sono fatto questa convinzione per una serie di ragioni.
Americani e israeliani hanno ormai una superiorità aerea pressoché totale. L’aviazione iraniana se mai è esistita praticamente non esiste più. In tre giorni di conflitto e di attacchi continui condotti con oltre 400 velivoli non un solo areo da caccia Usa o d’Israele è stato abbattuto: gli unici 3 caccia perduti lo sono stati per il fuoco amico del Kuwait. Non solo, ma l’assoluta padronanza dei cieli consente ai grandi aerei cisterna di stazionare sui cieli dell’Iran rifornendo continuamente i caccia che dopo le missioni non devono tornare nelle basi a terra o sulle portaerei.
La superiorità area consente ai velivoli della coalizione di colpire non solo centri di comando del regime (pasdaran, basiji, esercito, servizi di intelligence) ma di dare la caccia alle piattaforme di lancio dei missili iraniani che secondo Usa e Israele sono ancora moltissimi.
Le forze Usa hanno quasi completamente distrutto le navi più importanti della Marina iraniana.
Gli attacchi agli altri Paesi del Golfo e alle basi francesi e britanniche (ad Abu Dhabi e a Cipro) hanno isolato ancora di più il regime degli ayatollah e allargato la coalizione perché tutte queste nazioni hanno dichiarato che sono pronte a difendersi e alcune lo stanno già facendo ampliando il divario di forze.
Forze Usa e di Israele sono tornate a colpire uno dei centri nucleari iraniani già colpiti a giugno del 2025, quello di Nathans.
Nessuna delle potenze amiche Cina e Russia in particolare stanno facendo nulla per aiutare la Repubblica islamica.
Vedremo nelle prossime ore la capacità di resistenza della Repubblica Islamica, che sembra destinata a una terribile sconfitta; sconfitta che avrebbe comunque effetti super benefici su tutto il Medio Oriente e sulle sue prospettive di sviluppo.
Gli odiatori dell’Occidente, quelli a cui non va giù una grande vittoria di Trump e di Israele, il quale finalmente in un’area pacificata non dovrebbe più temere per la sua esistenza, dicono che se il potere Khomeinista o parti di esso in qualche modo si salvassero non ci sarebbe un cambiamento di regime utile al popolo iraniano. Io invece credo e spero per il popolo iraniano che dopo questa dura sconfitta della teocrazia ci sia una finestra di possibilità per rivolgimenti e cambiamenti positivi dei quali certamente esso stesso dovrà farsi protagonista. Staremo a vedere.
Per il mondo intero, in ogni caso, aver ridotto all’impotenza uno stato terrorista, destabilizzante, armato fino ai denti e in procinto di possedere la bomba atomica è un grande successo, anche qualora all’interno del paese le cose non volgessero subito al meglio per la popolazione. E ciò si deve al grande coraggio e alla forza di reazione di Israele dopo il 7 ottobre e all’Amministrazione Trump che non ha mai abbandonato lo stato ebraico.
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