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Il Palio di Siena tra sacro e profano

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15.08.2026

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Il Palio di Siena tra sacro e profano

Non appena il cavallo varca la porta d’ingresso dell’oratorio tutti i rumori si affievoliscono all’unisono. Niente più invocazioni. Niente più canti. Niente più parole scambiate furtivamente. Per qualche secondo l’unico suono che si sente è quello degli zoccoli del barbero che picchiano sul pavimento. In fondo alla chiesa il correttore, ossia il sacerdote della contrada, recita le preghiere di rito, solleva l’aspersorio, lascia cadere l’acqua benedetta sul fantino e sul cavallo. Quando ha terminato non si rivolge più alla sua comunità, ma direttamente al barbero. Lo guarda negli occhi, solleva una mano. Poi pronuncia una frase destinata a restare sospesa a mezz’aria, lì tra l’ordine e la speranza: «Va’ e torna vincitore». E mentre il cavallo si volta ed esce, il destino di un popolo intero si ritrova raccolto dentro quelle cinque parole. 

Un rito che non è mai fallito

Sembra una scena irripetibile. Invece si svolge quasi in contemporanea negli oratori di altre nove contrade ogni volta che si corre il Palio. Altri correttori compiono gli stessi gesti, usano le stesse parole, augurano la stessa sorte ai propri cavalli. Anche se........

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