Giudici tra carriera e logiche di corrente
Con l’avvicinarsi della data del referendum, nell’area del “no” alla riforma va facendosi chiarezza, anzi ormai chiarezza completa, circa le effettive ragioni dell’opposizione alla riforma approvata dal Parlamento e sottoposta al giudizio dei cittadini. O almeno di quelli che intenderanno partecipare alla consultazione popolare, si confida adeguatamente informati.
Le ragioni dell’opposizione non riguardano affatto, com’è ormai chiaro, la separazione delle carriere dei pubblici ministeri da quelle dei magistrati. Una novità, se la riforma costituzionale sarà confermata, comunque importantissima, perché sottrarrà i magistrati giudicanti all’influenza dei pubblici ministeri, da sempre i più attivi nel corpo giudiziario, che non potranno più valutare l’operato dei giudici in occasione dei delicati assaggi di carriera e del conferimento dei posti più ambiti.
Ma, a parte l’importanza indiscussa di questo aspetto della riforma, che non va trascurato, è ormai chiaro che quanto più turba l’Associazione nazionale dei magistrati – ed in particolare coloro che ne dettano la linea – è il cosiddetto sorteggio. Sino ad oggi, grazie al fatto che il Consiglio superiore della magistratura si sostanzia, per la componente dei togati, unicamente – salve rarissime eccezioni, ovviamente poco significative sull’operato dell’organo – di magistrati selezionati dalle correnti dell’Anm, è quest’ultima che decide le sorti della magistratura, e dunque condiziona la vita dei singoli magistrati, in ogni aspetto della carriera.
Cosicché, il Csm, che dovrebbe essere l’organo di così detto........
