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Italia, crescita altalenante e ricette per il futuro

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Le stime su produttività e crescita del Pil nazionale appaiono talvolta contraddittorie. L’Eurostat quantifica l’aumento del Pil 2025 in uno 0,5%, largamente inferiore a quellodi altri Paesi europei. La Spagna, ad esempio, ha fatto segnare +2,8%. Le previsioni del Fondo monetario internazionale non lasciano ben sperare, visto che ‘ingessano’ al +0,5% il valore della crescita del Pil Italia anche per il 2026 e il 2027.La realtà dei fatti, peraltro, potrebbe far rivedere questi outlook, come già accaduto in passato, quando centri studi internazionali autorevolissimi hanno sottostimato la performance italiana. La situazione internazionale, inoltre, è così fluida da poter stravolgere in senso positivo o negativo qualsiasi previsione.Ma c’è di più.  Se infatti, partendo dall’inizio del secolo, l’Italia risulta in coda alla graduatoria per crescita del Pil dei Paesi del G7, le prospettive si ribaltano se si esamina l’ultimo decennio. Come emerge dalle elaborazioni della Fondazione Edison, dal 2015 a oggi l’Italia, insieme agli Usa, è l’unica ad avere fatto registrare un incremento del Pil per abitante superiore all’1%.La questione da sbrogliare è se questo andamento virtuoso, in particolare negli anni post covid, sia stato determinato soprattutto da quella sorta di ‘drogaggio economico’ rappresentato da bonus edilizi e da abbondanti risorse aggiuntive assicurate dal Pnrr, o sia stato propiziato anche da un consolidamento sostanziale della nostra economia, destinato a protrarsi nel futuro.Le ultimissime battute d’arresto (2025) farebbero propendere per la prima ipotesi, ma la partita è apertissima, perché molto dipenderà dalle scelte che si andranno a fare, soprattutto in termini di riduzione dei divari territoriali. Il Piano di ripresa e di resilienza, pur tra revisioni e rallentamenti, ha contribuito alla realizzazione di infrastrutture destinate a produrre effetti benefici per l’economia meridionale nel medio termine, dal Tyrrhenian link, il doppio cavo sottomarino al centro del Mediterraneo per collegare la Sicilia alla Sardegna e alla penisola italiana, alle linee alta velocità in corso di esecuzione, che uniranno rispettivamente Napoli con Bari e Salerno con Reggio Calabria.La grande carta da giocare che ha l’Italia rispetto ad altri stati europei è costituita proprio dal fatto che, con politiche incisive e mirate a favore del Sud, si può far definitivamente decollare un’economia sotto il Garigliano che ha margini di crescita potenziale enormi, con conseguenteaumento del Pil nazionale largamente superiore alla media europea e dei Paesi del G7.


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