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Il silenzio è la parola più cara alla sofferenza

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09.01.2026

Gentile Direttore, il nuovo anno è giunto con il fragore di due accadimenti tragici, che hanno segnato, anche se in modo diverso, la sensibilità di ognuno di noi. Sto parlando, com’è facile desumere, della tragedia di Crans-Montana, una delle località svizzere più gettonate delle Alpi, dove un incendio devastante ha troncato la vita a 40 giovanissimi ragazzi di nemmeno 18 anni, con 116 feriti, più o meno gravi, sempre tra ragazzi per lo più di 15 e 16 anni. In incidenti di tal genere, la parola “feriti” testimonia solo la presenza in vita di molti ustionati ma, purtroppo, non ci si deve illudere che qualche ragazzo più colpito ce la faccia. Una tragedia quasi “annunciata”, come sembrerebbe dalle immagini registrate dagli stessi ragazzi con i telefonini e testimoniata da esperti accorsi sul luogo o intervistati dalle innumerevoli televisioni, che hanno ripreso le immagini successivamente.

Lo stesso nostro ambasciatore ha parlato con molta chiarezza di colpevole omissione delle regole più elementari di sicurezza, omissioni non solo dei proprietari del locale ma anche delle autorità preposte al controllo ispettivo della struttura. Non mi dilungo più di tanto sugli aspetti tecnici e di salvaguardia da osservare per un locale dove sono assiepati circa 300 ragazzi e ragazze, né viene voglia di fare disquisizioni sull’opportunità di lasciare i propri figli quindicenni in una discoteca, dove si sa che la “bagarre” la fa da padrona, così come il consumo di alcool o........

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