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L’anomalia italiana e il fango sulla riforma della Giustizia

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08.03.2026

Siamo agli sgoccioli di una campagna elettorale segnata, purtroppo, da toni volgari e intollerabili. A inquinare il dibattito non sono state le solite schermaglie politiche da campagna elettorale, ma una serie di “falsi d’autore” veicolati persino da autorevoli magistrati nel corso di popolari trasmissioni televisive.                               

Il caso più eclatante risale alle prime battute del confronto, quando il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, ha citato dagli schermi della emittente nazionale La7, una presunta dichiarazione del compianto giudice Giovanni Falcone. Secondo la ricostruzione di Gratteri, il magistrato simbolo della lotta alla mafia si sarebbe dichiarato contrario alla separazione delle carriere dei giudici. Peccato, però, che sia emerso con solare chiarezza che quelle affermazioni erano non solo imprecise, ma del tutto decontestualizzate, se non artefatte alla bisogna.

Appare, pertanto, oltremodo sconcertante che un inquirente del calibro di Gratteri si sia palesato come un “Re Nudo” davanti all’opinione pubblica, prestando il fianco e nascondendosi dietro a “bufale” costruite ad arte per condizionare il voto referendario. Utilizzare il prestigio e l’eredità morale di un servitore dello Stato come Falcone (che ha pagato con la vita la sua fedeltà alle Istituzioni) per esclusivi fini di parte, rappresenta una........

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