Iran e Ucraina a una svolta. Trump pensa a Cina e Russia
Il conflitto in Iran è ad una svolta: l’annuncio dell’eventuale apertura di trattative a Islamabad segue una fase di semisegreti contatti diplomatici e prospetta un impegno fino a pochi giorni fa impensabile perché ai massimi livelli, con il confronto fra il vicepresidente statunitense J. D. Vance da un lato e, dall’altro, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Leader Maga e poco incline a proiezioni internazionali dell’America, Medio Oriente in primis, il cattolico Vance, posto assieme ma dinanzi a Marco Rubio, segretario di Stato che ha pencolato talvolta verso gli evangelici (capaci di piegare alla preghiera Donald Trump alla Casa Bianca) e talaltra verso i Neocon(origini cubane, s’occuperà dell’isola ch’è sul lastrico senza più petrolio venezuelano, con eterne sanzioni Usae una dittatura sclerotizzata e ottusa). Ghalibaf, vecchia volpe del regime, già sindaco di Teheran, un corrotto affarista secondo le beninformate malelingue, ma soprattutto capo attuale dei Pasdaran. Pure lui nel mirino di Israele ma per il momento fatto escludere da Trump per carenza di interlocutori disponibili a negoziare. Il capo della Casa Bianca avverte: per il regime iraniano “diventeremo il peggiore incubo se respingerà le nostre proposte”. Ma ha pure spiegato le conferme e le smentite provenienti da Teheran sottolineando, non a torto, che i “negoziatori iraniani hanno paura di essere uccisi” dai loro compagni più estremisti. In realtà c’è anche tatticanel comportamento del regime fondamentalista se si considerino tre aspetti: Mojtiba, figlio e successore di Alì Khamenei, ha condiviso, pianificato e realizzato il progetto di “guerra asimmetrica” (elaborato in seguito al bombardamento dei siti nucleari) che oggi l’Iran combatte con profitto tattico e strategico. E........
