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La sfida America‘s Cup? Spetta alla città vincerla

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16.03.2026

Potrà essere scontato dirlo, ma giova ricordarlo: è sempre un’impresa ardua definire Napoli. A confermarlo è la sterminata serie di aggettivi qualificativi collezionata nei secoli, in cui ci si smarrisce. Si va da “abondevole, gentile e insidiosa” riservatigli da Boccaccio e Petrarca, alla “beata” come la chiamò il Pontano. Poi, nel ‘600, “Città dei forestieri”, antesignana dell’odierno “overturismo” e verso la fine del 1700 meritevole di un trittico elogiativo - “Divertente, stravagante e allegra” - tributatogli daGoethe nel suo “Viaggio in Italia”. Da grande ammiratore arrivò a esaltare addirittura ciò che tanti altri non hanno mai riconosciutoai napoletani: “L’amore per il lavoro. Non essere mai oziosi”. A voltare pagina però fu il filosofo e scrittore Walter Benjamin con un plateale “città porosa” in cui ne fece risaltare la mescolanza e la contraddittorietà di sensazioni e di comportamenti.  Appunto “inafferrabile”, venutoci in mente in questi giorni nel cinquantenario della scomparsa del poeta Alfonso Gatto........

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