Coltello di 30 centimetri nello zaino a scuola e messaggi violenti in chat: 16enne sospeso fino a giugno (e i genitori protestano)
Studenti in classe (foto iStock generica)
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Firenze, 9 aprile 2026 – Si è presentato in classe con un coltello di 30 centimetri nello zaino. E dal suo cellulare, nella chat condivisa con gli altri alunni, sono emerse immagini di “estrema violenza, anche a sfondo sessuale”. Comportamenti che per il consiglio dell’istituto superiore sono diventati, episodio dopo episodio, una minaccia per “l’incolumità di tutti i componenti della comunità scolastica”. E perciò è scattata la sospensione.
Un episodio di disagio giovanile
La storia del 16enne ricorda per molti versi le vicende che purtroppo hanno segnato le cronache nazionali nelle ultime settimane. Disagio giovanile: che spesso sfocia in gesti violenti tra le mura scolastiche. In questo caso, il protagonista della vicenda non ha commesso atti che hanno “ferito” altre persone. La lama nel suo zaino, secondo quanto ricostruito, è stata prontamente individuata dai docenti e dai compagni di classe. E il giovane, verso metà marzo, è stato allontanato dall’istituto fino al prossimo 10 giugno, quando la scuola chiuderà per le vacanze estive.
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Contestazioni e decisioni giudiziarie
Il provvedimento il primo aprile è stato impugnato dai genitori del minore, che ne chiedevano la sospensione dell’efficacia, e sul quale nei giorni scorsi il tribunale amministrativo regionale per la Toscana si è espresso, confermandone la correttezza perché “prevalente l’interesse alla incolumità della comunità scolastica”.
I genitori, dal canto loro, chiedevano di prendere in considerazione la possibile “compromissione dell’anno scolastico”, che la sospensione potrebbe provocare. Ma soprattutto la possibile “non ammissione allo scrutinio finale”, in quanto “solo consentendo al minore di tornare in classe sarà possibile permettergli di essere valutato in condizioni di effettiva parità con i compagni e dare concreta attuazione al suo diritto fondamentale all’istruzione e all’inclusione”. Stando a quanto trapela, il giovane sarebbe affetto da dei distrurbi e vittima di bullismo.
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Per i giudici amministrativi, però, la richiesta di “riammissione del minore alla frequenza in presenza” non può essere accolta. Anche se per la scuola, si legge nel dispositivo, in questo lasso tempo resta l’obbligo di attivare al meglio i percorsi di formazione e sostegno al ragazzo. Ovvero la didattica da remoto: sarebbero già stati organizzati “incontri online con i docenti di sostegno, per una media di due ore al giorno per svolgere attività di didattica, recupero, potenziamento, consegne varie e verifiche”. Il processo, nella sua trattazione, proseguirà poi a fine aprile. Dove sarà deciso definitivamente se l’adolescente può rientrare o meno in classe.
Altri casi di violenza scolastica
È ancora fresca nella memoria degli italiani l’aggressione avvenuta il 25 marzo in una scuola media di Trescore Balneario (Bergamo), dove uno studente 13enne ha accoltellato la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, ferendola gravemente. All’origine del gesto potrebbe esserci un brutto voto oppure il fatto che la docente avesse difeso un altro ragazzo con cui il giovane aveva litigato.
Mortale è stato invece l’accoltellamento avvenuto a metà gennaio in una scuola alla Spezia. Ad uccidere Youssef Abanoub, 19 anni, la coltellata sferrata da un compagno dello stesso istituto, Atif Zouhair, di un anno più piccolo, marocchino. La lite tra i due studenti era iniziata durante la ricreazione, sembrerebbe in bagno: un diverbio nato da questioni sentimentali. Uno dei due studenti ha tirato fuori un coltello da cucina, di dimensioni piuttosto grandi, puntandolo contro il giovane. Quest’ultimo, per sfuggire, si è rifugiato in un’aula, dove però il compagno lo ha raggiunto, colpendolo a un fianco. La lama avrebbe perforato la milza e il giovane avrebbe perso subito tantissimo sangue.
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