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Lorenzo, bloccato a Dubai: “Noi prigionieri in hotel”

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01.03.2026

Lorenzo Bottino e la vista dalla sua stanza a Dubai

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Firenze, 1 marzo 2026 – La richiesta di restare in albergo. L’impossibilità di ripartire per l’Italia. E poi l’esplosione di un missile proprio contro la palazzina di fronte. È la situazione che sta vivendo Lorenzo Bottino, 29 anni, arrivato giovedì a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, per motivi di lavoro. Ieri, dopo la notizia dell’attacco Usa all’Iran e la successiva controffensiva del regime degli ayatollah, la situazione è diventata estremamente critica. “Abbiamo raggiunto Dubai con l’obiettivo di proseguire poi il viaggio verso l’Arabia Saudita e il Qatar – ci ha detto Bottino – . Faceva tutto parte dello stesso tour di lavoro che chiaramente è stato poi annullato per motivi di sicurezza. Motivi che purtroppo, questa mattina (ieri ndr) si sono dimostrati fondati”. Ma al momento anche tornare in Italia non è possibile. Ieri il regime iraniano ha risposto all’attacco degli Stati Uniti proprio lanciando una serie di missili, che hanno raggiunto anche Dubai. Nel pomeriggio, diverse esplosioni sono state avvertite nell’isola artificiale di Palm Jumeirah e a Dubai Marina, dove almeno una struttura alberghiera è stata colpita.

Il boato, l’esplosione e la colonna nera di fumo

Secondo le prime testimonianze, un boato ha scosso l’area. Poi si è alzata una colonna di fumo nero visibile da diversi chilometri di distanza. Scena anche a City Walk Dubai, dove si trova Lorenzo, poco lontano dal Burj Khalifa. “Ci è stato suggerito di restare nel nostro albergo e così abbiamo fatto – ci ha raccontato Bottino -. Ma nel tardo pomeriggio abbiamo sentito un rumore molto forte, proprio in prossimità del nostro edificio. Abbiamo subito pensato a un’esplosione. Sono salito sulla terrazza panoramica del nostro albergo per rendermi conto della situazione e ho visto una colonna nera di fumo. Ci hanno spiegato che un missile ha colpito l’edificio posta accanto al nostro, un hotel di lusso. Purtroppo siamo vicini al mare e questo ci rende meno protetti rispetto ad altre zone interne”.

"Non sappiamo quando potremo tornare in Italia”

Difficile, in questo momento, capire come muoversi. “Per ora non abbiamo ricevuto indicazioni dalla Farnesina – prosegue Lorenzo Bottino – anche se ci siamo registrati sul sito ufficiale. Siamo in attesa di informazioni. Nel frattempo cerchiamo di tenerci in contatto con altri italiani che sono qui e con l’azienda, che ci sta aggiornando sull’evolversi della situazione. Quello che ci preoccupa maggiormente è l’incertezza sui tempi. Non sappiamo quando verrà riaperto lo spazio aereo e quando potremo quindi rientrare in Italia”. Fiato sospeso chiaramente anche fra i familiari, che da Firenze seguono con apprensione gli aggiornamenti che arrivando attraverso i media. “Siamo molto preoccupati per lo scenario che si sta delineando – ci ha detto ieri Marco Bottino, padre di Lorenzo, oltre che sindaco di Palazzuolo sul Senio – e dal possibile prolungarsi dei tempi di rientro. Sarebbe importante avere prima possibile informazioni chiare dalla Farnesina anche su quali siano le strategie migliori per mettersi in sicurezza e gli accorgimenti da prendere in loco. Speriamo che possano indicare a nostro figlio e a tutti gli italiani che si trovano nella sua situazione un rifugio protetto in caso di ulteriori attacchi missilistici. Un luogo sicuro dove attendere il momento della partenza. Tutta questa incertezza non ci fa stare tranquilli”.

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