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I requisiti per la pensione anticipata
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Roma, 20 aprile 2026 – Più soldi subito in busta, meno fretta di lasciare il lavoro. È questa la logica dell’incentivo al posticipo del pensionamento che l’Inps ha rimesso a fuoco con la circolare n. 42 del 3 aprile 2026: chi matura i requisiti per la pensione anticipata e decide comunque di restare al lavoro può rinunciare alla quota di contributi IVS a proprio carico, ottenendo quella somma direttamente in retribuzione. E con un vantaggio ulteriore: gli importi corrisposti non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente ai fini fiscali.
Chi può usarlo nel 2026
Come si traduce sul cedolino
La regola pratica per stimare il vantaggio
Primo caso: stipendio lordo di 2.000 euro al mese
Secondo caso: stipendio lordo di 3.000 euro al mese
Terzo caso: stipendio lordo di 5.000 euro al mese
Perché il bonus può piacere
Il punto che pesa nella scelta
Chi può usarlo nel 2026
La platea, dopo la proroga, comprende due gruppi. Il primo è formato dai dipendenti che entro il 31 dicembre 2025 hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata flessibile, cioè 62 anni di età e 41 di contributi. Il secondo, ed è la novità più rilevante, riguarda i lavoratori dipendenti che entro il 31 dicembre 2026 maturano i requisiti per la pensione anticipata ordinaria: 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini. La domanda va presentata all’Inps; l’Istituto verifica i requisiti e comunica l’esito al lavoratore e al datore di lavoro, che può applicare il beneficio solo dopo il via libera formale.
Come si traduce sul cedolino
Il meccanismo è lineare. Dal momento in cui l’opzione diventa efficace, il datore di lavoro non versa più all’Inps la quota IVS che sarebbe stata trattenuta al lavoratore; la stessa somma viene invece versata in busta paga. Resta però dovuta la quota contributiva a carico del datore di lavoro. In altri termini, il bonus aumenta il netto immediato, ma la contribuzione accreditata prosegue solo per la parte datoriale: è dunque una scelta che privilegia il reddito di oggi rispetto all’accredito pieno dei contributi di domani. Quest’ultimo è un effetto che si ricava dalla struttura stessa della misura illustrata dall’Inps.
La regola pratica per stimare il vantaggio
Per farsi un’idea concreta, bisogna partire da una precisazione: il beneficio varia in base al settore e alla gestione previdenziale. Nella simulazione standard del dipendente privato non agricolo, però, la quota IVS a carico del lavoratore è normalmente pari al 9,19%. Inoltre, sopra la prima fascia di retribuzione pensionabile, nel 2026 fissata a 56.224 euro annui, si applica anche un contributo aggiuntivo dell’1% sulla parte eccedente. Perciò, in una stima semplificata, il bonus annuo può essere letto così: retribuzione annua lorda per 9,19%; oltre 56.224 euro annui, si aggiunge l’1% sulla quota che supera quella soglia.
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Primo caso: stipendio lordo di 2.000 euro al mese
Se si ipotizzano 13 mensilità, la retribuzione annua lorda è di 26mila euro. Applicando l’aliquota standard del 9,19%, il beneficio vale circa 2.389 euro l’anno. Tradotto sul singolo cedolino, significa quasi 184 euro in più per mensilità. In questo caso non si entra nella fascia che sconta l’1% aggiuntivo, quindi il calcolo resta lineare e il vantaggio è facile da leggere.
Secondo caso: stipendio lordo di 3.000 euro al mese
Con 13 mensilità si arriva a una Ral di 39mila euro. Il 9,19% porta il beneficio annuo a circa 3.584 euro, pari a poco meno di 276 euro in più per busta paga. Anche qui si resta sotto la soglia dei 56.224 euro annui, per cui il bonus coincide sostanzialmente con la quota IVS ordinaria che non viene più trattenuta e che viene girata al lavoratore.
Terzo caso: stipendio lordo di 5.000 euro al mese
Qui il quadro cambia leggermente. Con 13 mensilità la Ral sale a 65mila euro: il 9,19% vale circa 5.974 euro, ma sulla parte eccedente i 56.224 euro scatta anche l’1% aggiuntivo. Il beneficio complessivo sale così a circa 6.061 euro l’anno, cioè oltre 466 euro medi per mensilità. È il caso che mostra meglio la doppia gamba del meccanismo: quota IVS ordinaria restituita in busta e piccolo extra sulla parte di retribuzione oltre la prima fascia pensionabile.
Perché il bonus può piacere
La forza politica e sociale della misura è evidente: chi è già arrivato vicino all’uscita, o ci è arrivato del tutto, può scegliere di restare e intascare da subito un incremento netto del cedolino, senza tassazione ordinaria su quelle somme. In una fase di salari compressi e pensioni future meno generose, l’argomento è forte: tra restare e andare, il sistema offre un premio economico immediato a chi decide di restare.
Il punto che pesa nella scelta
Ma non è un regalo senza contropartita. Proprio perché il lavoratore rinuncia all’accredito della propria quota contributiva, la convenienza va misurata con attenzione. Per molti il beneficio mensile può risultare molto attraente; per altri, soprattutto se guardano all’assegno futuro o hanno ancora margini di crescita retributiva, il bilancio può essere meno scontato. È la classica misura che, dietro una formula uguale per tutti, produce convenienze diverse da persona a persona.
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