Guerra rapida? Le Borse scommettono sulla de-escalation. Giù le quotazioni di petrolio e gas
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Roma – Dopo giorni di paura, di strappi rialzisti sulle materie prime energetiche e di nervosismo diffuso sui listini, i mercati hanno provato a rialzare la testa. La giornata di ieri ha segnato il primo vero rimbalzo delle Borse europee dall’avvio dei bombardamenti in Iran, accompagnato da una brusca correzione del petrolio e soprattutto del gas. Un movimento che non cancella i timori geopolitici, ma che segnala come gli investitori stiano cominciando a scommettere su una possibile de-escalation, o almeno su una crisi meno lunga e meno devastante del previsto per gli approvvigionamenti globali. Il segnale più significativo è arrivato proprio dall’energia.
Il future sul metano con consegna ad aprile è precipitato del 16%, chiudendo a 47 euro al megawattora dopo essere arrivato, nei momenti più tesi, vicino ai 70 euro. Anche il petrolio ha invertito con decisione la rotta: dopo aver superato la soglia dei 100 dollari e sfiorato, a New York, quota 120, il greggio ha perso fino al 15% per poi assestarsi attorno agli 80 dollari al barile. A innescare la corsa al ribasso è stato anche un post del segretario americano all’Energia Chris Wright sull’attraversamento dello Stretto di Hormuz, successivamente cancellato, ma sufficiente a raffreddare in pochi minuti la febbre speculativa che aveva accompagnato le ore precedenti.
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Il mercato, del resto, si è aggrappato a ogni segnale utile per ridimensionare lo scenario peggiore. In questa chiave hanno pesato le parole del presidente americano Donald Trump, che secondo la Casa Bianca segue da vicino l’andamento dei mercati e considera “temporaneo” il rialzo del petrolio dopo l’operazione in Iran. La portavoce Karoline Leavitt ha ribadito che, a giudizio di Washington, i prezzi sono destinati a scendere. Un messaggio politico prima ancora che economico, ma che ha contribuito a rafforzare l’idea che gli Stati Uniti vogliano evitare una spirale energetica fuori controllo.
A rassicurare ulteriormente sono stati poi i lavori del G7 Energia riunito a Parigi, dopo che già i ministri finanziari avevano aperto alla possibilità di usare “qualsiasi strumento”, compreso il ricorso alle riserve strategiche, per contenere il costo del greggio. Il ministro francese Roland Lescure ha spiegato che i Sette sono entrati più nel dettaglio dei possibili interventi, chiedendo all’Agenzia internazionale dell’energia di aggiornare i dati sugli stock e di lavorare a diversi scenari, compresa l’eventuale immissione di riserve sul mercato. Il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ha confermato che al momento in Europa non esiste un problema di sicurezza degli approvvigionamenti, anche se la questione dei prezzi resta seria e va presa “molto sul serio”. Più delicata la situazione asiatica, a partire dal Giappone, fortemente esposto al passaggio nello Stretto di Hormuz. La reazione delle Borse europee è stata immediata.
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Madrid ha guidato i rialzi con un progresso del 2,9%, seguita da Milano a +2,6% e Francoforte a +2,3%. Più caute ma comunque positive Amsterdam (+1,9%), Parigi (+1,8%) e Londra (+1,6%). A Wall Street il tono è rimasto più prudente, con gli indici a lungo poco sopra la parità, segno che l’incertezza non è affatto svanita. In Piazza Affari il sollievo si è scaricato soprattutto sui finanziari e sui titoli più penalizzati nelle sedute precedenti: Unicredit, Stm e Mediobanca sono balzate di oltre il 5%, con Mps a ruota e Tim in recupero. Più debole Eni, frenata proprio dal calo del greggio. Resta però un equilibrio instabile. Perché se oggi l’Europa può dire di non avere problemi immediati di forniture, il vero nodo è il prezzo finale pagato da famiglie e imprese.
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La finanza festeggia il raffreddamento del rischio, mentre la politica prova a costruire una rete di protezione con scorte strategiche e monitoraggio degli approvvigionamenti. Ma basterebbe un nuovo incidente nello Stretto di Hormuz o un allargamento del conflitto per riaccendere la corsa di gas e petrolio. Per ora prevale il sollievo. Ma è un sollievo ancora sospeso, appeso agli sviluppi di una crisi che continua a dettare legge sui mercati globali.
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