Stefano Massini: “La drammaturgia europea rinascerà in Toscana”
Stefano Massini, 50 anni, direttore artistico del Teatro Nazionale della Toscana
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Firenze, 26 marzo 2026 – “Viviamo in un mondo di guerra dove le notizie sono scandite da bombardamenti, missili, vittime. La cultura deve dare il buon esempio e parlare una lingua diversa: e così è stato. Sul Teatro della Toscana si è combattuta una “guerra“ ma dopo la “distruzione“ oggi si apre una ricostruzione condivisa”. Così il drammaturgo Stefano Massini, direttore artistico del Teatro della Toscana – l’ente guidato dalla Pergola di Firenze che riunisce le sale di Rifredi e Pontedera – parla della nuova fase della Fondazione Teatro della Toscana, ovvero della nascita del Centro europeo di drammaturgia in pieno accordo con il Ministero della Cultura che ha già stanziato i primi 200mila euro. Un’operazione che mette fine alla diatriba tra la Fondazione e il Mic, tanto che il Teatro della Toscana ha ritirato il ricorso al Tar del Lazio contro il declassamento da teatro di rilevanza nazionale a teatro della città, maturato dieci mesi fa.
Massini, può spiegare questo nuovo progetto?
“Il Teatro della Toscana acquisisce una missione specifica e un’identità precisa, proponendosi come punto di riferimento nazionale e internazionale. L’obiettivo, quindi, è far innamorare il territorio della scrittura teatrale attraverso un lavoro a 360 gradi. Il primo step è la Scuola popolare di scrittura che non è un’accademia”.
Teatro della Pergola, c’è l’accordo. Nasce la scuola di drammaturgia
“Nello spirito di Don Milani – di cui ricorre il 60° anniversario dalla morte proprio l’anno prossimo – la nostra sarà una scuola senza aule ma fatta di gente. Riprenderemo il format, già lanciato nei mesi scorsi, con lezioni di scrittura aperte a tutti. Quindi svilupperemo collaborazioni con gli istituti scolastici, dalle medie alle superiori, senza dimenticare progetti per i più piccoli e con l’università. La nostra scuola entrerà nei centri anziani per raccogliere testimonianze e memoria. Quindi i laboratori con autori, registi e attori coinvolgendo i nostri teatri. La Pergola sarà centrale per il dialogo sulla scrittura, d’altronde l’italiano è nato a Firenze; Rifredi sarà, invece, la “casa“ delle nuove realtà teatrali con sessioni di lavoro con grandi autori italiani a partire da Ugo Chiti. A Pontedera spingeremo sulla sperimentazione tramite il Premio Jerzy Grotowski e la Summer School. La rinnovata collaborazione con il Metastasio di Prato, poi, permetterà di sviluppare un osservatorio dedicato alle compagnie Under 35”.
Gli step successivi alla Scuola popolare di scrittura?
“La prossima stagione teatrale avrà un forte focus sulla scrittura contemporanea, porteremo in scena i testi dei grandi scrittori della nostra epoca, penso a Camilleri, a Dario Fo ma anche al mio Putin. E parallelamente svilupperemo forti rapporti con i massimi teatri europei per un dialogo e una diffusione della drammaturgia italiana all’estero. La Scuola popolare è già in corso, l’intero progetto si realizzerà pienamente entro un anno. Tutto il progetto sarà illustrato alla cittadinanza anche con un manifesto che sarà affisso all’entrata dei nostri teatri”.
Il declassamento del Teatro della Toscana, però, non si cancella...
“No, però si apre una pagina nuova e importante per la quale lavoro fin dal primo giorno della mia direzione artistica. Anzi, direi che l’obiettivo era questo fin dall’inizio. Vorrei ringraziare pubblicamente il ministro Giuli e tutto il dicastero che ha riconosciuto l’importanza di questo progetto e ha deciso di sostenerlo. In questo modo si ha anche pieno riconoscimento del mio ruolo. Diciamo che da questa “crisi“ – non per i numeri delle tre sale dove aumentano biglietti e abbonamenti – è nata una bella opportunità. Ci tengo anche a ringraziare il presidente della Fondazione Cr Firenze, Bernabò Bocca per il suo fondamentale supporto”.
Una delle primissime lezioni di scrittura popolare si è svolta in una gremita Cavea del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: la riproporrà?
“Sì, in estate torneremo al Maggio. Con il sovrintendente Carlo Fuortes, che stimo molto, stiamo dialogando con l’intenzione di superare i confini tra prosa e musica. Vorrei dialogare anche con il settore del cinema e degli audiovisivi”.
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