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“La fragilità energetica italiana ha cause strutturali. Accelerare su transizione green e nucleare”

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19.03.2026

Un sito energetico nel Golfo Persico

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Roma – ​​​​​È di nuovo allarme sul fronte dell’energia. E Carlo Alberto Carnevale Maffè, economista e docente di strategia aziendale dell’università Bocconi, ha pochi dubbi: “Non possiamo continuare a inseguire le emergenze senza affrontare le cause strutturali della nostra fragilità energetica. Dobbiamo risparmiare di più, investire meglio, accelerare la transizione e prendere finalmente decisioni strategiche che l’Italia rinvia da troppo tempo, a partire dal nucleare”.

Che cosa può succedere nelle prossime settimane?

“Oggi abbiamo il gas intorno ai 54 euro e il petrolio sopra i 100 dollari al barile. Ma va ricordato che nel 2022 il gas arrivò a toccare quasi i 300 euro e il petrolio oltre 150 dollari. Siamo ancora in una soglia di tollerabilità”.

L’Italia è più esposta?

“Sì, perché sconta gli errori di una politica energetica scellerata accumulati in decenni”.

Quali sono, allora, le priorità?

“La prima è incentivare il risparmio energetico e accelerare la transizione verso l’elettrico. Se la benzina costa cara, chi utilizza un’auto elettrica subisce molto meno quell’impatto, pur con un possibile aumento delle bollette. La seconda priorità è accelerare sulle fonti rinnovabili. La terza è smettere di coltivare il grande tabù italiano, quello del nucleare. Una scelta sbagliata anche dal punto di vista scientifico. Dotarsi almeno di una quota tra il 20 e il 25% di energia nucleare potrebbe stabilizzare il nostro sistema energetico”.

Secondo lei si è perso troppo tempo?

“Sì. Tutti i governi avrebbero dovuto avviare anni fa la scelta dei siti e i processi di costruzione. Se avessimo iniziato prima, oggi non saremmo così esposti. Le infrastrutture energetiche richiedono tempo, ma il tempo passa comunque. E noi lo abbiamo sprecato”.

Che impatto può avere la crisi sulle famiglie?

“Nel breve periodo una famiglia italiana potrebbe trovarsi a spendere 30-35 euro in più al mese tra gas e carburanti. Ma se l’inflazione dovesse aumentare di uno o due punti, allora l’effetto sarebbe molto più pesante arrivando fino a mille euro su base annua. In Italia, peraltro, il trasferimento dei rincari energetici sull’inflazione è più forte che in altri Paesi europei”.

C’è il rischio di tornare a un’inflazione a due cifre come quella vissuta negli anni scorsi?

“Non credo, ma un impatto inflattivo ci sarà e non va sottovalutato. Il punto non è solo il rincaro diretto alla pompa o nella bolletta. Il rischio più serio è l’effetto a catena sui prezzi”.

Sul piano europeo che cosa andrebbe fatto?

“L’Europa dovrebbe coordinare gli acquisti di gas e petrolio e agire come un vero mercato unico dell’energia. Non ha senso continuare a comprare in 27 modi diversi. Così facendo finiamo per farci concorrenza da soli e per alzare i prezzi”.

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