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Le mille vite di quel giramondo di Sodoma

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15.07.2026

Uno dei più grandi eccentrici della sua epoca, Giovanni Bazzi s’è goduto un soprannome unico nella storia del rinascimento

Quante vite artistiche concentrate nella vicenda del più giramondo e multiforme pittore piemontese del Rinascimento, il vercellese di nascita Giovanni Antonio Bazzi detto Sodoma (1477 – 1549), alla cui prima carriera specialmente la Fondazione Accorsi-Ometto di Torino dedica una mostra monografica fra le più invitanti dell’estate, comprendente una cinquantina di opere anche di altri artisti coevi (a cura di Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, fino al 6 settembre).

Un soprannome, quello del Sodoma, che non ha lasciato indifferenti i posteri, dovuto al vizio sessuale per il maligno Vasari, a macariesche – nel senso del comico torinese Erminio Macario, assai in voga ai tempi di mio padre – contorsioni dal dialetto piemontese (“su, andùma!”) per il novecentesco Enzo Carli, ma di cui l’interessato, ricordato dai suoi contemporanei per l’inclinazione allo scherzo, non si vergognava affatto. Allievo fra Vercelli e Casale di Martino Spanzotti, avveduto mediatore locale fra le influenze fiammingo-provenzali, lombarde e ferraresi, Sodoma si trasferisce alla fine del Quattrocento nella Milano di Leonardo e i suoi, trovandovi un osservatorio propizio da cui informarsi sugli sviluppi del Rinascimento nazionale più di quanto non avrebbe mai potuto fare in Piemonte. Malgrado la pertinenza dell’accostamento con una placchetta dorata di Galeazzo Moderno, la Pietà dell’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto a Roma, dove Sodoma giunge una prima volta nel 1497, è opera che nel rilasciamento del corpo inanime, attorniato da........

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