L’ordinaria meraviglia di Jan Vermeer
In prestito da Amsterdam, arriva a Roma la Lettrice in blu del maestro di Delft. Un’occasione unica per vedere dal vivo una delle pochissime tele di questo artista che amava soggetti semplici ma rivoluzionari
Continua la tournée italiana di uno dei massimi capolavori non solo dell’infinito Jan Veermer (1632-1675), l’olandese di Delft che ha inventato un nuovo modo di rappresentare l’interno domestico, ma della pittura di tutti i tempi: Lettrice in blu, proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam, esposta ora alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma (Palazzo Barberini, a cura di Thomas Clement Salomon e Paola Nicita, fino all’11 ottobre) dopo la tappa torinese che l’aveva ospitata a Palazzo Madama.
Un appuntamento irrinunciabile se si vuole cogliere da vicino, senza la confusione di altre opere prima e dopo, ciò che una fotografia, per quanto precisa, non potrebbe mai rendere. A partire dalle dimensioni, che le fotografie adulterano a seconda del loro ingrandimento. La Lettrice in blu è un dipinto in formato abbastanza ridotto, 80 x 65 centimetri circa. Non potrebbe essere più grande, comprometterebbe l’intento, ereditato dalla tradizione fiamminga quattrocentesca, di racchiudere un intero universo in poco spazio visivo. Non potrebbe essere più piccolo, perché si farebbe della miniatura, dell’esibizione virtuosistica, cioè, nel rappresentare in piccolo, cosa che a Vermeer poco doveva interessare.
Qualche anno prima Vermeer aveva già trattato il soggetto della donna che legge, in un quadro oggi alla Gemäldegalerie di Dresda, formidabile, ma forse non altrettanto affascinante, che per tanto tempo è stato ritenuto opera di Rembrandt – sic! – o di Pieter de Hooch. La composizione era significativamente diversa, ma non il suo dispositivo comunicativo: un tenda verde sul........
