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Crisi Electrolux, Poma: «Serve un progetto industriale o tra due anni saremo al punto di partenza»

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18.05.2026

Nell’affrontare la crisi dell’Electrolux le Regioni coinvolte, Friuli Venezia Giulia e Veneto, devono darsi «un progetto industriale», senza limitarsi a misure tampone, altrimenti «tra due anni saremo punto e a capo». Lo sostiene Lucio Poma, economista dell’Università di Ferrara e direttore scientifico di Nomisma.

Professor Poma, il piano di 1.700 tagli annunciato da Electrolux in Italia, il 40 per cento circa dei dipendenti, fa temere un nuovo salto nel processo di industrializzazione del nostro Paese. Esistono ancora le condizioni per trattenere la grande industria?

«La differenza fondamentale è tra un’impresa che alloggia in un territorio e quella che lo abita. In passato ho insegnato a Forlì e, in quel caso, era evidente che lo stabilimento di Electrolux alloggiasse senza avere legami stretti. Il personale era naturalmente tutto della zona, bravissimi operai con grandi competenze, uno scarsissimo tasso di assenteismo, un’elevata produttività. Tuttavia i manager arrivavano da fuori, spesso dall’estero, non c’era una vera filiera di fornitori, i legami con l’università erano deboli, gli studenti universitari raramente potevano coltivare la prospettiva di lavorare lì. Quando le condizioni sono queste, è poco oneroso per una multinazionale decidere di lasciare un Paese e trasferire la produzione altrove o ridurre l’intensità dell’impegno, come nel caso di Electrolux».

A Pordenone e a Susegana, tuttavia, Electrolux ha certamente abitato il territorio per lungo tempo. Poi che cosa è successo?

«Abitare un territorio vuol dire condividere dei progetti, lavorare con l’università,........

© Messaggero Veneto