Quella di Sánchez possiamo chiamarla "remigrazione"?
Nella faccenda di Ceuta a far scalpore, oltre alla portata visiva e numerica dell’evento, è stata la reazione del premier socialista Pedro Sánchez: l’impiego dell’esercito e l’avvio di un’operazione di respingimenti lampo che ha portato all’allontanamento (a suo dire, ma non verificato) di oltre 48mila persone in meno di 48 ore. Roba da reazionari. Un’azione drastica, rivendicata con orgoglio da Madrid. Definendo le entrate irregolari «un attacco alla sovranità e all’integrità territoriale» (Vannacci pare un chierichetto), e appellandosi agli accordi bilaterali risalenti al 1992 con il Marocco, Pedrito ha dribblato ogni accusa di discriminazione, utilizzando un maquillage giuridico-lessicale: «Rimpatri volontari». E qui cominciamo a muoverci su una tagliente lama politica. L’allontanamento coatto e sistematico di soggetti senza alcun titolo per stare sul suolo spagnolo (in molti video si sentono scavallare il confine gridando Allah........
