Nell'Ottocento asticella a 21 anni. E nel 1975 la maggiore età scese a 18
L’ingresso nella maggiore età, declinata al maschile, derivava da una mera considerazione pratica e da una media statistica indicativa che risaliva all’epoca medioevale: la capacità fisica di sopportare il peso di una pesante armatura da cavalleria, e la piena idoneità al combattimento. L’asticella venne fissata convenzionalmente a 21 anni.
Su questo precedente storico-sociale si basarono poi i giudici e i legislatori dell’Ottocento per fissare il momento del passaggio all’età adulta nella pienezza dei poteri giuridici e dell’emancipazione. Gli Stati preunitari italiani del XIX secolo avevano il 21 come riferimento giuridico, a eccezione dello Stato della Chiesa che manteneva il 25 dell’esperienza romana, superata al ribasso dall’esperienza pratica, e il vicereame Lombardo-Veneto che adottava il codice austriaco del 1811, con soglia a 24.
Con la proclamazione del Regno d’Italia e quindi con l’emanazione del Codice Pisanelli del 1865, si diventava maggiorenni e quindi non più sottoposti alla patria potestà al compimento del........
