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"Non è la rai" compie 35 anni: ci manca la sua spensieratezza

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14.09.2026

Non è la Rai era un’emanazione diretta di Giandomenico (o come dicevan tutti, Gianni) Boncompagni, il quale come uomo aveva la caratteristica di essere l’incarnazione di un antibiotico, di quelli efficaci, contro i luoghi comuni. Soleva affermare che la tv bisogna farla «presto e male», ma chi ha orecchie per intendere la sua ironia capisce che non c’era l’ombra della faciloneria nelle sue parole, bensì la matura contezza che chi fa televisione può macchiarsi di ogni colpa, fuorché la peggiore di tutte: il prendersi troppo sul serio. In tanti, tra coloro che fanno il suo stesso mestiere, si autoconvincono che col loro lavoro stiano contribuendo alla realizzazione della volta della Cappella Sistina, mentre Gianni l’Aretino aveva troppo riguardo verso l’eternità di Michelangelo per confonderla con la natura effimera del mezzo televisivo.

ESUBERANZA DEI CORPI Sono trascorsi trentacinque anni da quel 9 settembre ’91 in cui avvenne la prima emissione di un programma che, all’epoca, catalizzò lo scontro dialettico tra favorevoli e contrari, e che tuttora si presta al dibattimento. Non è la Rai era il manifesto della voglia di spensieratezza giovanile; un invito, rivolto pure alla platea adulta, a sdraiarsi sopra una nuvola,........

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