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L’importanza e il privilegio di essere imperfetti

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28.06.2026

Da un legno storto come quello di cui è fatto l’uomo non si può costruire nulla di completamente diritto». Quando Immanuel Kant scrive queste parole, nel 1784, le tragedie novecentesche legate ai totalitarismi, dettate per lo più proprio da questa idea di voler costruire un “uomo nuovo” in un mondo “perfetto”, erano di là da venire. Ed anche l’esperienza giacobina, loro progenitrice, non si era ancora affacciata in quell’epocale evento storico, la Rivoluzione francese, con cui pure il grande filosofo simpatizzava. Bene fa perciò Aldo Meccariello, autore di un Elogio dell’imperfezione di facile e illuminante lettura (Fefè Editore, pagine 131, euro 15), a ricordarci che Kant, con quella frase non intendeva limitarsi «a una riflessione morale o antropologica: ci offriva una chiave interpretativa radicale del nostro essere al mondo».

LE DISTOPIE «D Meccariello ci chiama perciò proprio ad una riflessione filosofica sul concetto di imperfezione, che finisce per essere una situazione non solo strutturale all’essere umano ma anche l’unica auspicabile. Senza il pungolo a superare il negativo che avvolge le nostre vite, in maniera sempre precaria e provvisoria, senza lo stretto intrecciarsi di bene e male........

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