Le parole del Pontefice e i limiti dell'ultra-pacifismo
Durante la visita di Leone XIV il popolo spagnolo è stato avvolto da quel vento di nostalgia che soffia in diversi Paesi occidentali e che viene chiamato «ritorno al cristianesimo».
Ma i media hanno preferito trattare da star il Papa, anziché narrare la rinascita della fede. Eppure Leone non è certo il tipo che gradisce l’apologia personalistica. La papolatria serve per ignorare la proposta cristiana del Pontefice. Si accentuano i suoi pronunciamenti politici, amplificando quelli che possono essere usati per la propria propaganda ed eludendo quelli scomodi (aborto ed eutanasia), con l’obiettivo costante di trasformare Leone XIV nel testimonial planetario della sinistra e dell’anti-trumpismo. Tuttavia, per obiettività, va detto che un problema c’è.
Leone XIV, anche durante questo viaggio in Spagna, alle sue belle meditazioni su Cristo ha accostato continuamente (spesso in modo artificioso) discorsi politici su immigrazione e guerra. E sempre in modo schierato (a sinistra). La Santa Sede dovrebbe riflettere sulla collocazione geopolitica che, di fatto, ha assunto dal 7 aprile scorso, quando il Papa – dopo undici mesi di scelta pastorale super partes, che gli aveva già attirato critiche da sinistra- ha lanciato il suo primo attacco contro il presidente Usa per l’intervento in Iran.
Trump ha replicato in modo scomposto. Ma le successive, continue critiche del Papa alla Casa Bianca, con la totale mancanza di critiche verso l’asse totalitario........
