La Chiesa celebra i "santi" rossi ma scorda i suoi
«Un gigante». Così Francesco Guccini ieri nei titoli di Repubblica e Corriere della sera. La definizione è enfatica (l’interessato ci ironizzerebbe), ma ci sta se si parla del piccolo mondo dei cantautori. È stato un vero poeta della canzone. Il problema è che quei titoli riferivano le parole non di un critico musicale, ma di un cardinale, addirittura presidente della Conferenza episcopale italiana: Matteo Zuppi. E allora la cosa stupisce, perché la Chiesa usa un termine del genere, che indica un esempio da seguire, per i santi. Com’è che il capo dei vescovi italiani “canonizza” con tanta enfasi un cantautore agnostico/ateo, con idee di anarco-sinistra e radicali, che non ha mai nascosto la sua opposizione a fondamentali insegnamenti della Chiesa (talora con divertita ironia su Dio e i preti nelle sue canzoni) e ha voluto perfino il rito civile per i suoi funerali? È Guccini che era un santo cattolico (ad insaputa di tutti e dello stesso interessato) o è il presidente della Cei che non ha le idee chiare sulla fede della Chiesa? Direi la seconda. Il cardinale infatti è intervenuto alla cerimonia laica del funerale del cantautore e prima ha paragonato Gesù a Guccini attribuendogli le idee del cantautore («anche il Signore non sopportava i dogmi e i pregiudizi»). Poi, sempre riferendosi al defunto, ha detto (ed è il passo riportato da tutti): «Servono giganti, e quelli che piacciono al Signore non sono i grandi di questo mondo ma quelli con il cuore grande, con tanta umanità, gratuita, che condivide e non calcola, che dona e non possiede». Sembra il ritratto di Madre Teresa di Calcutta.
Guccini ne sarebbe sbalordito e ne riderebbe avendo sempre avuto fastidio per la retorica e la mitizzazione. Quello di Zuppi è un modo clericale per annettersi........
