L'Islam? In crisi in Iran ma non in Europa
I media, presi solo dall’eccitazione della propaganda anti-trumpiana, non hanno visione. Neanche gli intellettuali sanno disegnare scenari di lungo periodo. Non colgono i sommovimenti profondi. Per loro, come dice Fiamma Nirenstein, «è difficile guardare le tracce della storia che si nascondono nella sabbia della cronaca». Per esempio, fra gli iraniani, i quali ritengono che il nemico loro e della loro storia sia il regime degli ayatollah (non Trump), si sta verificando da anni un cambiamento profondo che certamente vincerà anche se la teocrazia sciita dovesse sopravvivere a questa guerra. Non si tratta solo di opposizione al regime, ma addirittura di abbandono dell’Islam. Ha accennato a questo clamoroso fenomeno, tempo fa, Edward Luttwak: «L’Iran, per più del 50%, è post-islamico, come attestano le sue moschee vuote. Il secolarismo allo champagne dello Scià (negli anni Settanta, ndr) aumentò l’attrattiva della moschea che Khomeini sfruttò per imporre la sua inventata regola della “supremazia del giurista sciita” che rende ancora Khamenei il capo. Presto tutto questo scomparirà».
L’analista americano faceva implicitamente riferimento a varie rilevazioni come quelle condotte dal Gamaan, un’organizzazione indipendente che analizza ciò che accade in Iran. Il sondaggio,........
