Castro, scontri, trame e Berlinguer: la nostalgia rossa del leader Massimo
Di Massimo D’Alema si ricordano due cose: la confessione di avere tirato, da giovane, una molotov e la considerazione, da presidente del Consiglio, che il posto fisso era ormai superato. Prima la passione militante e poi la politica post-ideologica. L’utopia e il potere. La ribellione e la realpolitik. La sua carriera potrebbe considerarsi racchiusa tra questi due estremi: la mobilitazione giovanile e poi bye bye classe operaia. Ma D’Alema resta un compagno incanutito fedele alla “ditta”, come dimostra la lunga intervista domenicale sul Corriere nella quale dialoga con Aldo Cazzullo a proposito del suo libro autobiorafico Eravamo comunisti.
Ci avrete fatto caso: è un periodo fecondo di saggistica firmata da vari attori e comprimari della scena politica e quando questo avviene, non avviene mai per caso. Si aprono scenari importanti, infatti, tra cui anche la scelta del successore di Sergio Mattarella. Pierluigi Bersani ha già dato, col suo Chiedimi chi erano i Beatles. E nella memorialistica di Botteghe Oscure rientra a pieno titolo anche il libro scritto a due mani da........
