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E se Leopardi avesse ispirato Mogol?

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Oggi Giulio Rapetti, in arte Mogol, compie novant’anni tondi tondi. Per celebrare un simile anniversario proponiamo una domanda e una scoperta. Ecco la domanda. Avreste mai immaginato che dietro il parlato-scritto disimpegnato, libero, leggero, il linguaggio strutturalmente pop che caratterizza i testi scritti da Mogol per l’immenso Lucio Battisti, si celasse un robusto citazionismo culturale e addirittura religioso? Forse no. Eppure, a quanto pare, così è almeno stando all’interessante saggio di Paolo Jachia MogolBattisti 1965-1980 (Ancora Editore, 224 pagine, 18 euro). E qui arriva la scoperta.

L’analisi dell’autore identifica due precise (e costitutive) presenze formali e ideologiche nella scrittura di Mogol. La prima è poetica e fa riferimento agli Idilli di Giacomo Leopardi; la seconda, evoca i Vangeli e il loro stile narrativo. Come sottolinea padre Antonio Spadaro in prefazione, «l’eredità di Leopardi in Mogol non è un citazionismo dotto, ma uno sguardo sulla vita», mentre «la scrittura di Mogol mutua dai testi sacri la forza della parabola e il paradosso evangelico».

Per dirne una. Quando ascoltiamo i versi di I giardini di marzo e quel riferimento a «cieli immensi e immenso amore», «non possiamo non avvertire la medesima vertigine leopardiana che si prova dinanzi al colle dell’Infinito» scrive Spataro che aggiunge: «Mogol stesso, citato nel libro,........

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